A Gela, in Sicilia, si studia come produrre idrogeno e metanolo da rifiuti con la tecnologia waste-to-chemical di NextChem

di Francesco Bottino

Roma – Le hydrogen valley circolari, in cui produrre H2 con la sua tecnologia waste-to-chemical, a cui lavora NextChem (gruppo Maire Tecnimont) potrebbero essere almeno 10-12, “idealmente una per regione”, ma ci sono alcune iniziative in una fase già più avanzata, come quelle formulate in risposta al recente bando della Regione Toscana e quella che prevede la produzione di idrogeno da rifiuti a Gela, in Sicilia, in uno spazio adiacente alla bio raffineria dell’Eni.

A fare il punto sullo stato di avanzamento dei progetti del gruppo è Giacomo Rispoli, Amministratore delegato di MyRechemical, la nuova società costituita da Maire Tecnimont proprio per sviluppare questo tipo di soluzioni, a margine del convegno ‘Idrogeno: iniziative di sviluppo per la mobilità sostenibile e l’industria’, organizzato a Roma da WEC (World Energy Council) Italia e AIDIC.

In Toscana, NextChem è parte dell’ “Alleanza per l’economia circolare” che ha risposto ad un bando della Regione Toscana per la gestione dei rifiuti, proponendo tre ‘distretti circolari’ da realizzare a Empoli, Rosignano Marittimo e Pontedera, basati proprio sulla tecnologia waste-to-chemical del gruppo, “mentre l’Eni ha risposto allo stesso bando con un altro progetto che riguarda la bioraffineria di Livorno e che prevede anch’esso l’utilizzo del nostro sistema, quindi in questo caso sono 4 i progetti che ci vedono coinvolti” ha spiegato Rispoli, aggiungendo poi che l’altro progetto su cui ad oggi la società può svelare dettagli è quello di Gela.

“In Sicilia – ha infatti ricostruito il manager, che viene da una lunga esperienza in Eni – la Regione ha lanciato due bandi relativi a progetti per la gestione di circa 800.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi non riciclabili, dividendo la procedura tra la parte orientale (400.000 tonnellate di rifiuti) e quella occidentale (le altre 400.000 tonnellate) dell’isola. Noi, in partnership con la società Asja di Torino, ci siamo aggiudicati il bando per la Sicilia occidentale”.

Il progetto proposto da NextChem prevede l’utilizzo di queste 400.000 tonnellate di rifiuti per produrre ogni anno circa 3.000 tonnellate di idrogeno low carbon e 190.000 tonnellate di metanolo, “ma le proporzioni, entro certi limiti, sono variabili, e quindi adattabili alla futura evoluzione del mercato”. Quanto all’ubicazione dell’impianto, “l’Eni ci ha messo a disposizione un’area all’interno della sua bioraffineria di Gela, che verrà quindi affiancata da questo innovativo sistema di waste-to-chemical”. Va sottolineato che l’Eni e Maire Tecnimont hanno un consolidato rapporto di collaborazione, confermato ancora di recente con una commessa relativa alla produzione di idrogeno nella bioraffineria di Marghera.

Il modello messo a punto da NextChem consente di dimezzare l’emissione di CO2 rispetto alle tecnologie tradizionali di smaltimento dei rifiuti solidi, e genera CO2 con una concentrazione molto maggiore (vicina al 95%), “caratteristica che permette di mantenerla più facilmente allo stato liquido, agevolando i possibili riutilizzi di questo prodotto di scarto del processo, o anche il suo eventuale stoccaggio definitivo in giacimenti di gas o petrolio ormai esausti, soluzione a cui stiamo lavorando insieme all’Eni”.

Secondo Rispoli, i primi impianti di questo tipo potranno entrare in funzione entro 3-4 anni, producendo idrogeno circolare ad un prezzo finale compreso tra i 3 e i 5 euro al Kg. “Si tratta di un valore già decisamente competitivo, e sopratutto che ha il pregio di mantenersi sostanzialmente stabile nel tempo”. La materia prima del processo non è infatti costituita dal gas, il cui prezzo è sempre più elevato e sopratutto soggetto alle crisi geopolitiche attualmente in atto, ma dai rifiuti, “di cui c’è grande abbondanza. Il loro costo è negativo (chi conferisce i rifiuti paga circa 140-150 euro a tonnellata per il loro smaltimento) e destinato a restare sostanzialmente invariato nel prossimo futuro. “L’unico fattore che può influenzare il prezzo finale del nostro H2 è il costo dell’energia elettrica impiegata, che preleveremo in parte della rete ma che, nei contesti in cui ciò sarà possibile, produrremo anche in loco da fonte rinnovabile, oppure otterremo tramite appositi contratti PPA”.