Air Liquide vuole costruire in Italia 10 refueling station di H2: progetto candidato all’IPCEI

di Francesco Bottino

Bologna – Saranno probabilmente 10 (anche se il numero preciso non è ancora stato stabilito) le HRS (Hydrogen Refueling Station), ovvero stazioni di rifornimento di idrogeno per uso stradale, che il gruppo francese Air Liquide vorrebbe costruire in Italia – Paese dove al momento è in funzione un solo impianto di questo tipo – nell’ambito di un progetto candidato al programma europeo IPCEI (Important Projects of Common European Interest).

A rivelarlo, nel corso di questa intervista esclusiva, è Cécilia Fouvry-Renzi, Direttore Idrogeno Energia per l’area South West Europe (SWE) di Air Liquide, intercettata da HydroNews nel corso della fiera Hydrogen Energy Summit&Expo (HESE) che si è svolta a Bologna.

Come ricordato dalla stessa Fouvry-Renzi, Air Liquide ha un’esperienza di 60 anni lungo tutta la filiera dell’H2, “che ormai è universalmente riconosciuto come elemento essenziale del processo di transizione energetica, senza il quale non riusciremo a raggiungere l’obbiettivo net-zero”, è partner in diversi progetti a livello internazionale e nel suo nuovo piano industriale ha deciso di consolidare ulteriormente il suo impegno per lo sviluppo di questo vettore energetico: “Il gruppo ha annunciato che investirà 8 miliardi di euro entro il 2035 nel settore dell’idrogeno verde, puntando a raggiungere una capacità di elettrolisi installata pari a 3 GW. Ormai le tecnologie sono pronte e testate: non ha più senso fare piccoli progetti pilota. Bisogna scalare la produzione con iniziative di dimensione significativa”. Ed è proprio sulla base di questa convinzione che Air Liquide sta già realizzando un elettrolizzatore da 20 MW in Canada e ne sta studiando un altro, da ben 200 MW, per un progetto in Normandia.

Una vision strategica che verrà poi declinata nei vari Paesi in cui l’azienda opera, compresa ovviamente l’Italia, che fa parte (insieme a Francia, Spagna e Portogallo) dell’area South West Europe di cui Fouvry-Renzi è responsabile per il business dell’idrogeno: “Guardiamo sopratutto ai corridoi di trasporto della rete europea. Per esempio, abbiamo messo a punto un progetto che prevede l’installazione di una rete di stazioni di rifornimento di idrogeno, indicativamente una decina, sulla direttrice stradale Torino-Venezia”.

L’iniziativa è già ben definita, tanto da essere stata candidata all’IPCEI: “Abbiamo già passato la pre-selezione operata dal Governo italiano, e ora tutto è nelle mani di Bruxelles. Aspettiamo una risposta dalla Commissione ma non abbiamo un’idea chiara delle tempistiche con cui potrà arrivare, perché le procedure dell’IPCEI cambiano piuttosto di frequente”.

Tornando al merito del progetto, la manager di Air Liquide rivela che il modello adottato è quello della produzione di idrogeno verde da elettrolisi centralizzata in alcuni siti, che verranno realizzati anch’essi in Italia (in location ancora da definire), da dove l’H2 verrà poi distribuito via camion alle refueling station lungo la rete: “Abbiamo fatto diversi studi e riteniamo che questo sia il modello più efficiente e competitivo, anche dal punto di vista economico. I camion saranno naturalmente ‘green’: inizialmente verranno alimentati a GNL e poi, non appena ciò sarà possibile, a idrogeno”.

Il progetto di Air Liquide ha un orizzonte temporale al 2025-26. A quel punto l’idrogeno sarà effettivamente disponibile presso le nuove stazioni di rifornimento, “ma ovviamente avrà bisogno di incentivi per essere competitivo, perché il suo costo sarà ancora più elevato rispetto alle alternative fossili”.

Un sostegno pubblico – per Fouvry-Renzi – sarà infatti fondamentale al fine di abilitare lo scale-up dell’H2, e dovrà necessariamente accompagnarsi ad un processo di semplificazione delle procedure burocratiche: “Dobbiamo fare in modo che, pur nel rispetto di tutti i migliori standard in tema di sicurezza, realizzare nuovi impianti di produzione o distribuzione di idrogeno sia più semplice e veloce” conclude la manager di Air Liquide.

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