Al Green & Hydrogen Forum de Il Sole 24 Ore il cluster italiano dell’H2 prova a ‘scendere’ coi piedi per terra

di Francesco Bottino

Milano – L’Italia dell’idrogeno deve scendere coi piedi per terra, e – pur mantenendo la barra verso l’obbiettivo finale della decarbonizzazione – individuare gli strumenti che fin da subito siano in grado di abilitare lo scale-up del settore, con un approccio pragmatico. Che significa anche idrogeno low-carbon da steam reforming e CCS, almeno nell’immediato.

È il messaggio che molti operatori – non tutti, perché la community nazionale dell’H2, come ovvio, non è monolitica nelle sue visioni – hanno lanciato nel corso del Green & Hydrogen Forum 2024, organizzato a Milano da Il Sole 24 Ore.

Su questi temi si è concentrato, per esempio, l’intervento di Francesco Giunti, Responsabile iniziative integrate e attività regolatorie di Eni: “Il target fissato dall’UE nel REPowerUE di 10 milioni di tonnellate di produzione interna di idrogeno verde all’anno più altri 10 milioni di tonnellate di import al 2030, è servito forse per dare una spinta più ideale che concreta, ma nei fatti ci appare davvero troppo ambizioso. Basti pensare che oggi l’intera produzione europea di idrogeno grigio si ferma a 9 milioni di tonnellate annue”.

Il manager del ‘cane a sei zampe’ ha impostato tutto il suo intervento all’insegna non tanto del pessimismo, quanto della concretezza, che a suo dire fino ad oggi è mancata: “Riguardo all’idrogeno verde abbiamo un enorme problema di costi. Non soltanto il prezzo finale è ancora troppo elevato, ma è estremamente volatile. Parliamo di una forbice che va dai 7 ai 19 euro a Kg, e questo è un problema serio per chi intende investire sul settore”. Una situazione che difficilmente potrà essere superata in tempi brevi, anche con i finanziamenti pubblici che pure dovrebbero arrivare entro fine anno con il decreto tariffe: “Nonostante gli incentivi, riteniamo che per il momento sarà molto difficile chiudere il gap di prezzo con i combustibili fossili. Serve una soluzione transitoria che, secondo noi, è costituita dall’idrogeno cosiddetto blu. Ora se ne inizia a parlare, ma fino a pochi mesi fa non era così”.

Sulla stessa linea d’onda l’opinione espressa dal Presidente del gruppo RINA Ugo Salerno, che da tempo ‘predica’ la necessità di un approccio laico e tecnologicamente neutrale al tema idrogeno: “L’idrogeno verde in Italia è ancora pochissimo, e molto costoso. E difficilmente in futuro la produzione nazionale potrà diventare competitiva, come sarà invece in Nord Europa, grazie all’eolico offshore. Noi potremo essere competitivi con la variante blu. È vero che non è a emissioni zero, ma non lo è neanche quella rinnovabile prodotta con fotovoltaico, a causa dell’impronta carbonica del solare c’è e non è trascurabile”. Per questo, secondo Salerno, “la classificazione per colori dell’H2 è fuorviante. Sarebbe più opportuno parlare di idrogeno low-carbon, e adottare una visione più realistica dello sviluppo di questo settore”.

Per il futuro, poi, non si potrà prescindere dalle importazioni – “nel Golfo Persico l’idrogeno green sarà prodotto a costi molto più bassi” – e sarà necessario considerare anche il nucleare come fonte energetica per alimentare gli elettrolizzatori.

Un tema caro a Salerno, e presente anche nell’intervento di Ansaldo Energia, azienda genovese che ha immaginato (forte di una divisione, Ansaldo Nucleare, che per ovvie ragioni non lavora in Italia ma che è un player di primaria importanza a livello internazionale, e di una recente specializzazione in tema di elettrolisi della controllata Ansaldo Green Tech, che sta realizzando una gigafactory con fondi IPCEI Hy2Tech) un concpet di ‘centrale multi-ibrida’.

“Si tratta di un hub – ha spiegato Nur El Gawohary,Vice President External Relation di Ansaldo Energia – in cui immaginiamo di poter integrare nucleare e idrogeno verde. Un reattore di nuova generazione produce energia elettrica, parte della quale viene utilizzata per alimentare un elettrolizzatore ad alta efficienza e generare H2 che può essere stoccato e poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia elettrica con una turbina hydrogen-ready”.

Tutte soluzioni già nel portafoglio di Ansaldo: al netto del nucleare, per cui l’azienda non può essere ‘profeta in patria’ per il momento, sugli elettrolizzatori la tecnologia proprietaria sviluppata in collaborazione con l’Università di Genova “garantisce un tasso di efficienza molto elevato, e non richiede l’impiego di materiali rari”. Mentre, per quanto riguarda le turbine per la power generation, quelle di Ansaldo possono già utilizzare idrogeno, in mix col metano, con una percentuale tra il 40% e il 70%, “ed entro il 2030 il nostro obbiettivo è quello di arrivare ad avere l’intera flotta capace di bruciare idrogeno al 100%” ha assicurato El Gawohary.

Tra i vari temi affrontati durante il Green & Hydrogen Forum de Il Sole 24 Ore, quello delle infrastrutture, con Piero Ercoli, Executive Director Decarbonizzation Unit di Snam, che ha parlato dei progetti del TSO italiano (la gigafactory di elettrolizzatori che verrà realizzata in partnership con De Nora grazie ai fondi dell’IPCEI Hy2Tech e la dorsale italiana come parte del SoutH2 Corridor, inserito dalla Commissione UE nell’ultima lista dei PCI) e quello della domanda di H2, oggi la vera ‘assente’ nell’equazione dell’idrogeno tricolore.

Gabriele Lucchesi, Direttore Idrogeno di Edison Next, dopo aver passato in rassegna i progetti IPCEI e PNRR in cui il gruppo di Foro Bonaparte è coinvolto, in tema di H2 (dalla Puglia Green Hydrogen Valley alle stazioni di rifornimento), ha ricordato: “Tutti i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono concentrati sulla produzione e sulla distribuzione di idrogeno, ma poi chi lo utilizzerà? È necessario iniziare ad incentivare anche la domanda, almeno nei settori strategici”. Sarebbe utile, secondo il manager di Edison, guardare a quanto sta facendo la Germania, “che sta stanziando risorse ingenti a favore dell’utilizzo Di questo vettore energetico nell’industria siderurgica. Andrebbe adottato un approccio di questo tipo, focalizzato su alcuni comparti di particolare rilevanza”.

Bene, quindi, che la strategia nazionale in fase di definizione “si concentri proprio sulla domanda di idrogeno”, mentre per quanto riguarda il decreto tariffe, la preoccupazione di Lucchesi è relativa alla tempistiche: “A voler essere ottimisti, ci vorrà oltre un anno prima che gli incentivi vengano assegnati, e fino ad allora gli operatori staranno fermi ad aspettare. Mentre invece dovremmo correre”.

Di tempistiche ha parlato anche il Presidente di H2IT Alberto Dossi, che ha salutato con favore i progressi fatti riguardo alla strategia nazionale e al decreto tariffe, per poi sottolineare quello che, a suo parere, è il principale problema del PNRR, costituito dalle scadenze troppo ravvicinate: “Per ordinare un elettrolizzatore, riceverlo e installarlo insieme a tutti gli impianti necessari ad avviare la produzione di idrogeno, gli sviluppatori possono impiegare anche 2 anni, e rischiano di superare la timeline di metà 2026. Forse bisognerebbe iniziare a ragionare su una rimodulazione delle scadenze, e anche a livello europeo servirebbero tempi più umani”.

Di tecnologia hanno parlato Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA, ed Enrico d’Angelo, fondatore e CEO della livornese ErreDue, azienda che da 38 anni sviluppa e realizza in proprio tecnologie per l’elettrolisi e che recentemente ha investito per incrementare la propria capacità produttiva: “Costruiamo elettrolizzatori alcalini e PEM, che vendiamo sia in Italia che all’estero, e recentemente abbiamo iniziato a studiare anche le più innovative soluzioni AEM” ha rivelato l’imprenditore toscano.

È toccato alla Presidente di SASA (la società che si occupa dei servizi di TPL nella Provincia Autonoma di Bolzano) Astrid Kofler e all’avvocato Luca Perfetti, Partner e membro del Focus Team Infrastrutture, Energia e Transizione Ecologia dello Studio BonelliErede, affrontare il tema dell’idrogeno nei trasporti, mentre Luigi De Paoli, Senior Professor of Economics of Energy and the Environment dell’Università Bocconi, Lavinia Lenti, Head of Sustainability di SACE, e Lucia Visconti Parisio, Professoressa Ordinaria Scienza delle Finanze all’Università di Milano Bicocca, hanno chiuso i lavori affrontando il rapporto tra finanza e idrogeno.