Alverà conferma i piani di Snam per una futura ‘gigafactory’ di elettrolizzatori in Italia

di Francesco Bottino

Lo aveva già rivelato lo scorso febbraio Sergio Molisani, Direttore Finanza di Snam, durante un’audizione svoltasi alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, e lo ha confermato oggi il CEO del gruppo Marco Alverà intervenendo all’workshop digitale “l’Italia e le sue industrie nella corsa europea all’idrogeno” organizzato da Osservìatorio Agici Finanza d’Impresa e Accenture: l’azienda di San Donato Milanese punta a realizzare in Italia, potenzialmente in partnership con altri soggetti internazionali, uno stabilimento per la produzione di elettrolizzatori, che abbia una capacità di almeno un 1 GW. Motivo per cui viene definito ‘gigafactory’.

Alverà nel corso del suo intervento ha ricordato che Snam è già azionista di minoranza di due operatori attivi in questo ambito, l’italiana De Nora e la britannica ITM Power (quest’ultima ha da poco inaugurato la sua prima ‘gigafactory’ in UK), e ha ribadito: “Dobbiamo riuscire a costruire elettrolizzatori in Italia. Pensiamo di poter proporre la realizzazione di una gigafacroty italiana, magari in partnership con altri Paesi europei”.

Il numero uno di Snam ha anche sottolineato come il Belpaese goda di una situazione vantaggiosa per sviluppare l’economia dell’idrogeno, che si basa su diversi fattori: “Abbiamo una ricchissima filiera industriale dell’oil&gas che si sta già riconvertendo verso l’H2 e le altre molecole green”. Molecole che, secondo Alverà, saranno fondamentali per decarbonizzare tutte le attività economiche (che sono circa il 50% del totale secondo le analisi dell’IEA e dell’IRENA) che non possono essere elettrificate.

Inoltre la Penisola ha un altro importante vantaggio, che le deriva dalla sua posizione geografica: “Siamo una sorta di ponte naturale verso il Nord Africa, dove è prevedibile che, in ragione dell’abbondate quantità di sole, si concentrerà una considerevole produzione di idrogeno verde a basso costo. Il nostro Paese, grazie alla rete di Snam, è già collegato via gasdotto con queste aree, da cui quindi contiamo di importare molto H2 green nel prossimo futuro”.

Idrogeno che in parte ovviamente verrà consumato in Italia, ma che in parte potrà anche essere esportato in altri Paesi europei, che avranno altrettanta ‘fame’ di H2 ma che non hanno la fortuna di avere un così facile accesso alle future aree di produzione: “La Germania ha già chiarito che avrà necessità di importare grandi quantitativi di idrogeno per sodisfare la domanda della sua industria, e ha stanziato 2 miliardi di euro per definire partnership internazionali in questa direzione. Se consideriamo che il solare sarà sempre più economico del vento, penso che una parte di questo import guarderà a Sud e a Est. Entrambe direttrici che passano per l’Italia e per il network di Snam, che si ramifica anche nella Francia Meridionale e in Grecia”.

Resta fondamentale il tema del prezzo, ma su questo punto Alverà, che insieme ai vertici di altri grandi gruppi energetici europei ha lanciato l’iniziativa ‘Green Hydrogen Catapult’ (GHC), è fiducioso: “Inizialmente avevamo fisato il target dei 2 dollari a Kg di idrogeno verde, che è una soglia anche simbolica perché segna la parità con il diesel e con altri combustibili fossili e quindi rappresenta una svolta in termini di competitività economica per l’H2, al 2030. Ma quest’anno abbiamo rivisto le previsioni e riteniamo di poter raggiungere questo importante risultato entro 5 anni, ovvero nel 2026”.

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