Alverà (Snam): “Nel futuro la nostra rete trasporterà idrogeno e biometano”

Il percorso di Snam come attore d’avanguardia nella nascente economia dell’idrogeno segue, almeno idealmente, le tracce lasciate dal suo fondatore Enrico Mattei che 80 anni fa creò la Società Nazionale Metanodotti per sfruttare una risorsa, il gas naturale, allora considerata dai più un inutile prodotto collaterale del greggio.

La visione di Mattei è quella a cui si ispira Marco Alverà, come lo stesso CEO di Snam ha spiegato nel corso di una video intervista su Linkedin con il giornalista finanziario Tommaso Ebhardt di Bloomberg News, incentrata sul nuovo libro del manager italiano, intitolato “Rivoluzione idrogeno”.

E se il modello ideale è chiaro, altrettanto ben definito sembra essere l’obbiettivo: “Per il futuro io immagino una parte della rete di Snam che trasporterà biometano, una risorsa rinnovabile molto importante, a cui da tempo lavoriamo, e un’altra parte dell’infrastruttura dedicata all’idrogeno verde. Nella fase di transizione, è poi possibile immaginare di trasportare nei nostri tubi un mix di metano fossile e idrogeno, soluzione che abbiamo già sperimentato con miscele al 5% e al 10%”.

In questo contesto, in cui tutti ormai si stanno muovendo verso una direzione comune – “la Commissione Europea ha presentato la sua strategia sull’idrogeno lo scorso luglio, e altrettanto hanno fatto anche Francia, Germania, Spagna e Portogallo, mentre la Gran Bretagna lo farà all’inizio del 2021 e, mi risulta, anche l’Italia sta definendo in queste settimane il suo piano nazionale” – il ruolo di Snam, secondo Alverà, deve essere quello di “fare da tramite tra la potenziale domanda di idrogeno e i centri di produzione, che si svilupperanno in Nord Africa e magari anche in Sud Italia”.

Con una politica di incentivi pubblici, “che sono necessari, ma potranno essere molto meno onerosi di quelli che in passato abbiamo stanziato a favore delle rinnovabili”, sarà possibile, per il CEO di Snam, produrre idrogeno verde da elettrolisi dell’acqua a prezzi molto competitivi entro i prossimi 5 anni, e questo “perché ormai il costo delle rinnovabili è drasticamente calato rispetto agli anni passati. Questo era il principale ostacolo al cosiddetto scale-up dell’idrogeno, e oggi è sostanzialmente superato”.

Per quanto riguarda gli utilizzi dell’H2, le destinazioni sono diverse, “dal trasporto pesante all’industria siderurgica. Ma non dimentichiamo che ci sono già filiere industriali che utilizzano molto idrogeno, anche se oggi usano H2 grigio, quindi inquinante. Quello sarà il primo mercato aggredibile, anche se come detto, inizialmente servirà un incentivo per convincere raffinerie e produttori di fertilizzanti a passare dell’idrogeno grigio a quello verde”. Poi c’è il tema del riscaldamento: “L’idrogeno ci consente di stoccare l’energia rinnovabile in eccesso prodotta in estate, e di riutilizzarla poi durante l’inverno quando i consumi aumentano”.

Riguardo l’assetto logistico dell’idrogeno Alverà si dice convinto che “la soluzione più conveniente sarà quella che prevede una produzione di H2 centralizzata, vicino agli impianti eolici o solari, e poi una distribuzione del gas ai centri di consumo tramite pipeline”. Un modello per cui ovviamente possono esistere eccezioni: “Per esempio, se un’industria è isolata e scarsamente connessa col network del gas, allora potrebbe essere più conveniente produrre H2 in loco con un elettrolizzatore alimentato dall’elettricità della rete”.

I casi specifici sono diversi, la direzione strategia una sola, che non potrà essere deviata dalla cattiva reputazione che l’idrogeno gode in taluni frangenti, “e che è dettata unicamente da scarsa conoscenza della materia. E’ evidente – ammette il CEO di Snam – che l’idrogeno ha un grado di pericolosità, che tuttavia non è diverso da quello di qualsiasi altro combustibile. Servirà una gestione attenta, che prevede la definizione di nuovi parametri e standard di sicurezza. Ma anche su questo fronte, come Snam, stiamo già lavorando attivamente”.

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