Alverà (Snam): “Vogliamo trasformare i nostri gasdotti in idrogenodotti”

“L’80% della nostra rete, costituita da 40.000 km di pipeline, è già pronta per poter gestire l’idrogeno. L’ obbiettivo è quello di trasformare i nostri gasdotti in degli idrogenodotti”.

Lo ha dichiarato l’Amministratore delegato di Snam Marco Alverà, nel corso di un’intervista video pubblicata sulla pagina Linkedin dell’imprenditore tech Marco Montemagno.

Alverà, ricordando le sperimentazioni fatte dall’azienda italiana (la prima in Europa) in Campania, che hanno visto l’immissione di quantità di H2 prima del 5% e poi del 10% in mix col metano per due clienti industriali, ha poi assicurato che “entro 5 anni l’idrogeno verde diventerà competitivo con il petrolio a livello di costi”.

Questo soprattutto grazie al progressivo calo del costo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, utilizzata per alimentare il processo di elettrolisi con cui si produce l’idrogeno green. “Poco più di un mese fa si è svolta un’asta per l’acquisto di energia solare ad Abu Dhabi, che ha raggiunto prezzi (bassi) mai visti, parliamo di 0,012 euro a Kw/h”.

Per Alverà siamo quindi “agli albori di una rivoluzione energetica ed industriale”, che tuttavia non sarà esente da ostacoli sul suo percorso: “L’idrogeno, pur avendo un livello di pericolosità del tutto assimilabile con altre tipologie di combustibile già oggi largamente utilizzate, spesso crea apprensione nel cittadino. Bisognerà lavorare molto su questo aspetto, ma è proprio per questa ragione che a mio parere non dovremmo partire, per la diffusione dell’H2, dalle auto private”.

Secondo il CEO di Snam, infatti, sarebbe meglio ‘attaccare’ i settori che già utilizzano l’idrogeno, come l’industria chimica e quella della raffinazione, sostituendo la modalità grigia (idrogeno prodotto tramite steam reforming del metano senza cattura di CO2) con quella verde (idrogeno prodotto con elettrolisi dell’acqua alimentata da energia rinnovabile). E poi – ha aggiunto Alverà – “iniziamo per esempio con le navi. Il trasporto marittimo coinvolge meno stakeholder e d’altro canto ha profonda necessità di essere decarbonizzato. Poi ci sono i trasporti pesanti, i camion. Lasciamo alla fine, come ultima cosa, la auto private”.

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