Ambizioni e obbiettivi del Centro Idrogeno di Bolzano, la prima ‘hydrogen valley’ italiana

di Francesco Bottino

La prima hydrogen valley italiana si trova in Alto Adige ed è in funzione dal 2014, ben prima che si iniziasse ad utilizzare questo termine e che, più in generale, l’idrogeno occupasse le pagine dei giornali e caratterizzasse le discussioni sulla politica energetica

A ricostruirne le tappe di sviluppo e l’attuale assetto è Thomas Klauser, Direttore dell’Istituto per Innovazioni Tecnologiche di Bolzano, presso cui si trova il Centro per l’Idrogeno, realizzato in stretta collaborazione con Autostrada del Brennero SpA e Provincia Autonoma di Bolzano, “che noi chiamavo ‘ecosistema dell’idrogeno’, ma che ha tutte le caratteristiche di quelle che oggi vengono definite hydrogen valley” assicura l’ingegnere altoatesino, intervenendo nel corso di un webinar organizzato dalla società Mirumr come evento di avvicinamento (il secondo, dopo quello dello scorso luglio dedicato alla normazione tecnica) alla fiera Hydrogen Energy Summit & Expo (HESE) che si svolgerà a Bologna dal 6 all’8 ottobre prossimi (e di cui HydroNews è ‘media partner’).

Il centro, spiega Klauser, “produce idrogeno sfruttando propri elettrolizzatori, alimentati con l’energia rinnovabile disponibile localmente. Disponiamo di una ‘smart grid’ che ci consente di verificare ogni giorno la disponibilità di energia sul mercato e di programmare la produzione di H2 di conseguenza”. Il prelievo avviene nelle ore in cui il costo dell’energia, soprattutto fotovoltaica e idroelettrica, è più basso, “sia per minimizzare gli oneri, sia per dimostrare la funzione dell’idrogeno come sistema di stoccaggio delle rinnovabili”.

Gli elettrolizzatori producono quindi circa 400 Kg di H2 al giorno, che viene poi distribuito a diverse applicazioni, a partire dal traposto (il centro gestisce anche il primo e attualmente unico impianto per il rifornimento stradale di questo combustibile attivo in Italia): “Già da diversi anni circola per la città un certo numero di bus a idrogeno, il cui impiego sta dando risultati migliori delle aspettative, e poi abbiamo una flotta di auto a fuel cell, al momento costituita per lo più da Hyundai Nexo e da Toyota Mirai”.

Ma l’idrogeno prodotto a Bolzano non viene impiegato solo per decarbonizzare la mobilità: “Abbiamo effettuato diverse sperimentazioni in altri ambiti, come per esempio il teleriscaldamento residenziale, impiegando miscele di H2 e metano che hanno dato ottimi risultati in termini di riduzione delle emissioni, ma il cui utilizzo in un contesto commerciale risulta ancora impossibile a causa del costo”.

Il tema dei costi è fondamentale in tutti gli utilizzi, compreso quello nei trasporti: “Il nostro idrogeno ha un costo 11,29 euro per Kg (senza IVA), un quantitativo sufficiente ad una macchina per percorrere 100 Km. Per l’utente parliamo di una spesa sostanzialmente analoga a quella di benzina e diesel, ma dal punto di vista della fornitura, ovvero di chi produce e distribuisce idrogeno, al momento il business model non è ancora sostenibile”.

Nonostante questo, Klauser si dice convinto che la tecnologia a fuel cell di H2, “il cui sviluppo certamente necessita di ulteriore tempo, ma sarà sempre più rapido grazie agli sforzi profusi in questa direzione da alcune grandi case automobilistiche come Hyundai, Toyota e anche BMW” potrà dare un contributo determinante alla decarbonizzazione della mobilità.

“L’industria automotive ha puntato in gran parte sulle batterie perché erano il metodo più facile e immediato per ridurre le emissioni delle auto – ricorda il direttore dell’IIT di Bolzano – ma se guardiamo al ciclo completo, il loro eco-bilancio non è poi così sostenibile, anzi. Se adottiamo una visione d’insieme, le fuel cell di idrogeno sono sicuramente più green, oltre a presentare tutta una serie di vantaggi pratici, come autonomia e tempi di ricarica analoghi a quelli dei veicoli alimentati con combustibili fossili”.

Ovviamente l’ingegnere non nasconde l’esistenza di “problemi di ordine tecnico e logistico anche per l’idrogeno”, ma è convinto che ci potrà essere una positiva e rapida evoluzione in questo senso, motivo per cui il Centro per l’Idrogeno di Bolzano, insieme ai suoi partner, ha “piani ambiziosi riguardo la diffusione dell’H2 lungo l’asse stradale del Brennero”, su cui però Klauser si riserva di entrare più nel dettaglio nel corso del prossimo Hydrogen Energy Summit & Expo.

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