Andrea Illy: “Credo molto nell’idrogeno. Siamo interessati ai progetti in corso in Friuli Venezia Giulia”

Andrea Illy si è detto convinto che l’idrogeno verde, quello prodotto da elettrolisi alimentata con energia rinnovabile, avrà un ruolo centrale nella transizione, e ha aggiunto che di essere interessato ai progetti in fase di sviluppo nella sua regione, il Friuli Venezia Giulia.

Il Presidente di illycaffè, azienda nota a livello internazionale nella commercializzazione del caffè, ha parlato di queste tematiche durante un’intervista a tutto campo rilasciata al quotidiano locale Il Piccolo.

Alla domanda del cronista, che chiedeva se il Belpaese sta investendo a sufficienza nella transizione energetica, Illy ha riposto che “l’Italia è migliorata molto nell’utilizzo delle energie rinnovabili e possiede biodiversità agricola straordinaria. Oggi bisogna cercare di mitigare il più possibile l’impatto dei cambiamenti climatici. In questa direzione dovrebbero andare le risorse del Green Deal europeo e del PNRR”.

Entrando poi nel merito, l’imprenditore giuliano ha aggiunto di credere “molto nella risorsa dell’idrogeno prodotto con l’energia solare. L’Italia si trova in vantaggio con numerosi distretti dell’idrogeno in progettazione compreso quello del Friuli Venezia Giulia verso il quale siamo interessati. Siamo interessati all’Hydrogen Valley che sta nascendo a Trieste come pure a progetti che prevedano l’utilizzo dell’idrogeno verde come vettore energetico per le operazioni del porto di Trieste”.

I progetti a cui si riferisce Illy sono quello relativo alla hydrogen valley transfrontaliera tra Italia (Friuli, per l’appunto), Slovenia e Croazia, partito ufficialmente a marzo 2022; l’Hydrogen Hub Trieste promosso da AcegasApsAmga, a cui è stato assegnato l’interno budget destinato alla Regione Friuli Venezia Giulia per la produzione di idrogeno rinnovabile in aree industriali dismesse (14 milioni di euro); l’introduzione di locomotive alimentate a idrogeno per la manovre portuali nello scalo di Trieste, finanziate grazie alle risorse del programma ‘Green Ports’ dell’ex Ministero della Transizione Ecologica (MITE), oggi Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).