Baker Hughes investe nella CCS: nel mirino Compact Carbon Capture

Il gruppo americano Baker Hughes accelera sul fronte della transizione energetica e per farlo punta ad allargare il proprio portafoglio di sevizi alle tecnologie per la Carbon Capture and Storage (CCS, fondamentali per trasformare l’idrogeno grigio in idrogeno blu; ndr), ritenute “molto promettenti per decarbonizzare attività industriali e applicazioni in ambito oil&gas”.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, l’azienda – pressata dagli azionisti che temono gli effetti di un ridimensionamento delle fonti fossili a causa dell’avanzata dei combustibili green e anche degli effetti del coronavirus – sta lavorando attivamente per ridurre la propria dipendenza dall’industria degli idrocarburi e rifocalizzare almeno parte del proprio business su settori a minor impatto ambientale.

Già lo scorso settembre Baker Hughes aveva annunciato l’intenzione di ridurre il suo portfolio di servizi e prodotti rivolti all’industria dell’estrazione per concentrare maggiori sforzi sulla transizione energetica e sulle tecnologie necessarie allo sviluppo delle rinnovabili.

“Stiamo posizionando la nostra offerta sulle nuove frontiere energetiche e siamo convinti che le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 avranno un grande potenziale di crescita, per decaronizzare sia l’industria che i progetti in ambito oil&gas” ha spiegato il CEO della società Lorenzo Simonelli.

E proprio in questa strategia si inserisce l’operazione che vedrebbe Baker Hughes rilevare il controllo (nonché tutte le proprietà intellettuali, il personale e i contratti commerciali) di Compact Carbon Capture, azienda specializzata proprio nello sviluppo di soluzioni per la CCS.

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