Bernini (MAIRE): “Ora il mercato ci chiede soluzioni ‘ponte’ per l’idrogeno blu. Ma entro 3-4 anni si passerà alla variante verde, e noi saremo pronti”

di Francesco Bottino

Milano – I conti del gruppo MAIRE parlano di un 2023 oltre le aspettative, e lasciano presagire un 2024 altrettanto positivo, anche grazie al crescente contributo della business unit STS (Sustainable Technology Solutions) di cui fanno parte le tecnologie per l’idrogeno, filone sul quale il gruppo punta molto come confermano i contenuti del nuovo piano strategico 2023-2033, presentato a investitori e stampa con un apposito evento presso la sede sociale di Milano.

“La decarbonizzazione è un processo che riguarda tutti i settori, anche se ovviamente con caratteristiche e velocità diverse. In questo contesto il nostro ruolo è di individuare e proporre ai clienti le soluzioni più adatte, sia in termini di efficacia che di sostenibilità economica” ha spiegato l’Amministratore delegato di MAIRE Alessandro Bernini. “Noi siamo laici nell’approccio alle diverse tecnologie, ne valutiamo efficienza e applicabilità caso per caso”.

Un concetto applicato anche all’idrogeno, in cui l’azienda vanta un know-how consolidato, integrato e potenziato per mezzo di acquisizioni, come quelle annunciate recentemente che hanno avuto come target le italiane HyDEP e Dragoni Group e la tedesca GasConTec.

“Ora il mercato ci sta chiedendo soluzioni per l’idrogeno e l’ammoniaca blu, con la cattura e lo stoccaggio della CO2. È una tecnologia ponte, con l’obbiettivo di passare poi alla variante green ricavata da fonti rinnovabili, che però per diffondersi concretamente avrà bisogno di almeno altri 3-4 anni. È quello che abbiamo capito analizzando il mercato, ed è sulla base di questa dinamica che abbiamo messo a segno le ultime acquisizioni”.

Come detto, l’H2 verde, anche se forse si farà attendere più di quanto inizialmente previsto, resta comunque la soluzione ‘principe’ per decarbonizzare molte delle filiere industriali hard to abate in modo strutturale, e MAIRE si sta muovendo in questa direzione.

“NextChem (la controllata dedicata alle tecnologie per la transizione energetica; ndr) si avvale di un ampio portfolio di tecnologie proprietarie per soluzioni circolari e a basse emissioni di carbonio, che verrà ulteriormente potenziato nei segmenti strategici dei carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) e nelle soluzioni innovative di elettrolisi” si legge infatti nel documento di presentazione del nuovo piano strategico.

Ed è lo stesso Bernini a dettagliare cosa ciò, in concreto, potrà significare nel prossimo futuro: “L’acquisizione di HyDEP e Dragoni può apparire un’operazione di piccola taglia (vale dai 3 ai 5 milioni di euro, a seconda del verificarsi di determinate condizioni; ndr), ma il fondatore delle due aziende ha un’esperienza pluridecennale nella filiera dell’idrogeno verde, e in particolare nel design e nella progettazione di stack per gli elettrolizzatori. A noi – ha sottolineato il CEO di MAIRE – questa competenza serve, perchè l’elettrolizzatore è uno snodo centrale di una catena produttiva che parte dell’energia rinnovabile e, passando dall’H2, arriva fino ai derivati come ammoniaca, metanolo e fertilizzanti, che fanno parte da sempre del nostro core-business ma che con questo nuovo approccio possono diventare veramente verdi”.

L’azienda fondata da Fabrizio Di Amato – questo lo ha chiarito in modo esplicito Bernini – non è interessata ad avviare un’attività industriale di produzione di elettrolizzatori: “Il nostro target è quello di riuscire a progettare, combinando le competenze di HyDEP con il nostro know-how ‘storico’, elettrolizzatori alcalini o PEM con un livello di efficienza maggiore di quello reperibile sul mercato. Oggi, infatti, il principale problema dell’idrogeno verde è il suo costo non competitivo rispetto alla variante fossile. Deve riuscire a stare sul mercato senza incentivi statali, che non potranno durare per sempre, e per farlo l’unica soluzione è mettere a punto una soluzione tecnologica in grado di abbassare il prezzo finale della molecola. E noi siamo convinti di poterci riuscire”.

La fiducia di MAIRE poggia sulla storia di un’azienda che ha fondato il suo successo sull’innovazione tecnologica – “la transizione sta accelerando, e noi ci troviamo nel posto giusto al momento giusto” ha detto il fondatore e Presidente del gruppo Di Amato agli investitori chiamati a raccolta a Milano – e anche sui numeri, che parlano chiaro: nel 2023 il fatturato è cresciuto del 24% a 4,3 miliardi di euro, con un contributo determinante della divisione STS dedicata alle tecnologie green (+43% a 262 milioni), e il risultato netto è stato positivo per 129,5 milioni (+43,3%).

Anche i nuovi ordini raccolti lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di 11,2 miliardi di euro (299 milioni quelli della divisione STS, +124%), portando il backlog complessivo a 15 miliardi. “E per il 2024 ci aspettiamo nuove commesse per un ammontare almeno uguale, o anche superiore” ha assicurato Bernini.

Guardando poi all’orizzonte del piano, il contributo delle Sustainable Technology Solutions è destinato ad aumentare: nel 2024 il fatturato della business unit dovrebbe raggiungere i 340-360 milioni, per arrivare a 750-900 milioni nel 2028 e raggiungere 1,6 miliardi di euro nel 2033 (su ricavi complessivi del gruppo che per quell’anno dovrebbero attestarsi a quota 10 miliardi).

In crescita anche gli investimenti di MAIRE dedicati alle tecnologie sostenibili, che da 16 milioni nel 2023 (su capex totali del gruppo pari a 76,6 milioni) dovrebbero salire a 110-120 milioni già nel 2024 (su un totale compreso tra 140 e 170 milioni).