Birol (IEA): “L’idrogeno gode di un sostegno politico unanime e senza precedenti”

Nessuna tecnologia energetica ha mai goduto, almeno negli ultimi 30 anni, del consenso politico unanime che sta ottenendo in questo periodo quella legata all’idrogeno.

Parola di Fatih Birol, Executive Director della International Energy Agency (IEA), che in una lunga intervista rilasciata a David Sheppard, Energy Editor del Financial Times, ha affrontato il tema della transizione energetica nel suo complesso soffermandosi anche sul ruolo dell’H2.

“Per raggiungere l’obbiettivo di zero emissioni entro il 2050, almeno la metà del ‘taglio’ della CO2 dovrà derivare da tecnologie che al momento non sono ancora mature, tra cui sicuramente ci sono la CCS (Carbon Capture e Storage) e l’idrogeno” ha spiegato Birol, ricordando poi gli importanti progetti avviati in Norvegia relativamente alla cattura dell’anidride carbonica, nonché la popolarità politica di cui gode l’H2 nell’attuale frangente.

“Lavoro nel settore dell’energia da più di 3 decenni e non ho mai visto una tecnologia che abbia goduto di un supporto universale da parte di tutti i Governi come quello che sta raccogliendo oggi l’idrogeno” ha assicurato il direttore della IEA. “Di solito i Governi hanno posizioni diverse su questi tempi, mi riferisco al nucleare, al gas, al petrolio, al carbone, alle auto elettriche, ma quando si parla di idrogeno, tutti sono entusiasti, e molti Paesi stanno varando proprie strategie nazionali in questo ambito”.

Per Birol, “se vogliamo davvero arrestare i cambiamenti climatici, non potremo fare affidamento esclusivamente sulle energie rinnovabili, che sono utilizzate in larga misura per la generazione elettrica. Ci sono molti altri settori che devono essere decarbonizzati, come la siderurgia, la petrolchimica, l’industria del cemento e i trasporti su lunga distanza, ed è proprio in questi ambiti che l’idrogeno e la CCS potranno aiutarci a risolvere il problema. Problema che – ha sottolineato – non potrà essere superato soltanto con le rinnovabili in questi settori”.

Parlando quindi degli sforzi che diversi Paesi stanno mettendo in campo per sviluppare nuove tecnologie energetiche, comprese quelle riguardanti l’H2, l’Executive Director della IEA ha aggiunto che “molti Governi si stanno impegnando non solo perché vogliono essere parte della soluzione al problema ambientale, ma anche perché vogliono essere leader industriali nelle tecnologie energetiche del futuro. Hanno anche un approccio di business, che si aggiunge a quello prettamente sociale”.

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