Bombardi (RINA): “Per decarbonizzare subito l’industria pesante servono tutte la varianti dell’idrogeno, e il blending nelle pipeline”

di Francesco Bottino

Per decarbonizzare l’industria pesante, dove l’elettrificazione è impossibile o comunque inefficace, l’unica soluzione è l’idrogeno, e se volgiamo partire subito la sola variante verde non basta.

A dirlo – ricalcando peraltro un concetto recentemente espresso con chiarezza dal Ministro della Transizione Energetica Roberto Cingolani – è stato Andrea Bombardi, Executive Vice President, Carbon Reduction Excellence del RINA, intervenuto nel corso del webinar “Transizione energetica: prospettive di integrazione delle tecnologie basate sull’impiego dell’idrogeno per l’ambiente costruito”, organizzato da Distretto STRESS e Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.

Secondo Bombardi, che per il gruppo genovese RINA segue tutti i ‘dossier’ legati alla decarbonizzazione, “per raggiungere l’obbiettivo ‘net zero’ ci servono tutte le soluzioni disponibili. E per questo è fondamentale sviluppare le tecnologie come gli elettrolizzatori, che per esempio farebbero uno straordinario salto in avanti con la possibilità di utilizzare l’acqua di mare, considerando che l’acqua è una risorsa molto importante e limitata”. Per il manager del RINA è quindi fondamentale alimentare la ricerca in questo ambito, “e lavorare affinché il primato tecnologico che l’Europa per ora detiene nella filiera dell’idrogeno venga mantenuto”.

Per dovere di cronaca, va ricordato che recentemente è stata la start-up statunitense sHYp ad annunciare il prossimo lancio sul mercato di un nuovo tipo di elettrolizzatore privo di membrana e in grado di produrre idrogeno da acqua non purificata, compresa l’acqua di mare.

Parlando poi del processo di decarbonizzazione dei cicli industriali più energivori, come la siderurgia, il vetro, il cemento, Bombardi ha ricordato che “l’elettrificazione non funziona, e quindi l’unica soluzione è l’H2. Ma oggi non ne abbiamo a sufficienza perché il 95% di tutta la produzione italiana di idrogeno è fatta dalle raffinerie per auto-consumo. E al momento la nostra capacità di generazione di energia rinnovabile è assolutamente insufficiente a produrre l’H2 green necessario. La variante verde è l’obbiettivo finale di tutti, ma se vogliamo partire subito e immettere idrogeno nell’industria pesante al posto di carbone e metano, dobbiamo guardare anche ad altre soluzioni”.

In questo senso, e alla luce delle caratteristiche della rete italiana del gas, particolarmente ramificata e capillare, “anche il blending di metano e H2 costituisce un’importante opportunità da sfruttare per iniziare a capire come trasportare e distribuire l’idrogeno”.

Altro tema di particolare rilevanza affrontato durante il webinar è quello dell’adeguamento del quadro normativo: “Regole specifiche e incentivanti sono fondamentali per aiutare le aziende a sviluppare il mercato dell’idrogeno” ha infatti sottolineato Cristina Maggi, Direttrice di H2IT. Semplificazione normativa necessaria anche in relazione all’utilizzo delle fuel cell, come specificato da Andrea Tommasi di Solid Power, e “all’impiego di idrogeno in ambiti non residenziali” ha aggiunto Simone Perini di Enapter.

Infine, secondo Angelo D’Anzi di Arco Fuel Cells, è fondamentale anche “un’azione di sensibilizzazione culturale riguardo l’idrogeno, che oggi spesso viene percepito come pericoloso per carenza di conoscenza e associazione di questo gas ad eventi molto lontani nel tempo come il disastro del dirigibile Hindenburg”.

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