Bos (Hydrogenpark): “Il futuro deposito di GNL di Marghera, con un modesto incremento dell’investimento, potrebbe diventare hydrogen ready”

Il futuro deposito di gas naturale liquefatto in via di realizzazione nel porto di Marghera (Venezia), con un modesto incremento dell’investimento stimato, potrà diventare hydrogen ready.

Lo ha detto Andrea Bos, presidente dell’Hydrogenpark di Porto Marghera nonché vicepresidente Confidustria Veneto PMI con delega all’energia, nel corso del un webinar ‘Attualità e Legge’ a cura dell’avvocato Luca Favini (visibile integralmente sulla pagina YouTube del legale, a questo link).

“Noi oggi in Italia abbiamo un sistema distributivo dei combustibili fossili perfettamente rodato, che non deve essere visto come un problema, ma piuttosto come un’opportunità” ha spiegato Bos. “Noi dobbiamo prendere questo sistema che esiste e traghettarlo verso la transizione verde, integrando in esso le tecnologie e le specialità di processo dell’idrogeno”.

Per esemplificare concretamente questo concetto, il Presidente dell’Hydrogenpark ha fatto riferimento al progetto per la realizzazione di un deposito per il GNL a porto Marghera, promosso dalla società di scopo Venice LNG – ad oggi controllata interamente da Decal, gruppo attivo nella logistica dei prodotti energetici nello scalo della Serenissima – e già finanziato dalla Commissione Europea.

I promotori hanno ricevuto a dicembre 2020 l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto, “ma dalle analisi che sono già state fatte abbiamo verificato che, con un aumento dei costi del 5% sull’investimento pianificato e già finanziato, si potrebbe rendere l’intero sito hydrogen redy. In tal caso avremmo un’infrastruttura per lo stoccaggio e la consegna del gas naturale che potrebbe ricevere anche idrogeno e i suoi derivati, trattenendo quindi all’interno del perimetro operativo dell’impianto investimenti e competenze professionali e prolungando la vita utile dell’investimento stesso di almeno 20 o 30 anni”.

Questo a ulteriore conferma – secondo Bos – del fatto che “il modello degli anni ’80 e ’90, in cui c’era questo contrasto tra l’idea di una transizione verde e la grande industria dell’oil&gas, non è destinato a svilupparsi. Noi, oggi, abbiamo un sistema industriale che va preservato, sia negli investimenti che a livello occupazionale. Dobbiamo creare una continuità tra il precedente sistema fossile e il futuro modello basato sulle energie green, sfruttando la rete infrastrutturale esistente”.