Cingolani (MiTE): “Il nostro piano dell’idrogeno guarda al verde. Decidere su eventuali alternative spetta solo al Parlamento”

Il piano del Governo per l’idrogeno punta tutto sulla variante verde: strade alternative sono ovviamente percorribili, ma la decisione di imboccarle – magari come ‘piano B’, se la soluzione privilegiata non fosse realizzabile in toto nei tempi previsti – è totalmente politica e spetta esclusivamente al Parlamento.

Il Ministro della Transizione Ecologia Roberto Cingolani ha ribadito ancora una volta questo concetto – già espresso in altre occasioni pubbliche – nel corso di un’audizione svolta questa mattina davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive alla Camera sul PNRR.

“L’obbiettivo di 5 GW di capacità di produzione di idrogeno è certamente ambizioso, e realizzabile soltanto se parallelamente riusciremo ad installare anche 70 GW di rinnovabili addizionali. E’ una grossa sfida, ma ne abbiamo bisogno per decarbonizzare i settori industriali hard to abate” ha spiegato Cingolani.

Target che riguarda – ha sottolineato il titolare del MiTE – “soltanto l’idrogeno verde. Noi abbiamo inserito solo quello nel piano, forse scontentando qualcuno, ma seguendo le indicazioni dell’Europa”.

Se però questo scenario, che come detto non è scontato ma anzi costituisce un obbiettivo molto ‘sfidante’ non dovesse realizzarsi “per motivi burocratici, di paesaggio o per altre ragioni, allora bisognerà valutare il da farsi. Si potrà decidere di abbandonare gli obbiettivi di decarbonizzazione, o di produrre idrogeno con altre tecnologie, magari con la CCS (cattura e stoccaggio della CO2) come fanno in Germania”.

In sostanza, un ‘contingency plan’, un ‘piano B’ se la formula tutto-verde non fosse attuabile nella misura e nei tempi necessari, sulla cui attuazione secondo Cingolani l’unico soggetto deputato a decidere è però il Parlamento.

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