Cingolani (MiTE): “Lavorare affinché l’idrogeno diventi il vettore principale nel più breve tempo possibile”

di Francesco Bottino

L’idrogeno, in prospettiva, è una delle grandi soluzioni per la transizione energetica, processo in cui all’Italia compete un ruolo di leadership: dobbiamo quindi lavorare affinché diventi il principale vettore energetico nel più breve tempo possibile.

Lo ha detto il Ministro della Transizione Ecologia Roberto Cingolani, nel corso del webinar “La strategia sull’idrogeno e la transizione energetica”, organizzato da Il Sole 24 Ore.

“L’idrogeno – ha ricordato il titolare del MiTE – è oggetto di un trend internazionale da cui noi non possiamo chiamarci fuori, soprattutto perché l’Italia, alla luce di una serie di sue caratteristiche, ha una naturale vocazione a guidare la transizione energetica verso un futuro sostenibile, in tema di ambiente e di qualità della vita”.

Cingolani ha quindi ammesso che, ovviamente, “ci vorrà tempo per sviluppare un’economia dell’H2: oggi la domanda finale è ancora scarsa, mancano le reti e i punti di accumulo, e il costo dell’idrogeno verde è ancora troppo elevato. Ma la strada è segnata e ora l’obbiettivo deve essere quello di preparare il campo agli investimenti – ne saranno necessari di ingenti (“parliamo di diversi miliardi di euro nel corso dei prossimi 5 anni”) – creando le condizioni affinché l’H2 diventi il vettore principale nel più breve tempo possibile”.

In attesa della pubblicazione della versione definitiva della strategia nazionale dell’idrogeno, il neoministro ha quindi indicato quelli che potrebbero essere i primi passi di un percorso, “sicuramente lungo ma inevitabile”: innanzitutto “va creata una domanda intelligente da parte dei settori più adatti che sono sicuramente il trasporto stradale pesante, i treni e, almeno in alcune circostanza, anche le navi. Le tecnologie esistono e sono già state sperimentate, ora vanno rese convenienti economicamente, affidabili e quindi diffuse su larga scala”.

L’obbiettivo deve essere quindi quello di far arrivare l’idrogeno ad un costo congruo, affinché possa entrare nel ciclo produttivo dei comparti industriali ‘hard to abate’, come quello siderurgico: “Il passaggio dal forno a carbone al sistema del DIR (Direct Iron Ore) è già un grande passo avanti. Inizialmente in questo tipo di ciclo siderurgico verrà utilizzato il metano, ma il cambio di paradigma apre la strada all’idrogeno che deve essere l’obbiettivo finale per ridurre le emissioni del processo”.

E, per Cingolani, “se sarà subito idrogeno verde meglio, ma l’importante è avere H2 a costo competitivo, perché parliamo di settori industriali che hanno modelli di business che devono stare in piedi. Anche se il mercato solitamente è disposto a pagare un premio per materie prime e prodotti ‘green’ ”.

L’importante non è tanto scegliere a priori una tecnologia rispetto ad un’altra, ma concentrarsi sugli obbiettivi, e verificare quali misure sono più adatte per raggiungerli: “La transizione deve essere un processo adattivo. Dobbiamo muoverci per far scendere il prezzo dell’idrogeno e per favorire lo sviluppo di una filiera italiana delle tecnologie per il settore” ha concluso il Ministro della Transizione Ecologica.  

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