Combustibili sintetici per lo shipping: dei 17 progetti europei ‘mappati’ da Transport & Environment nessuno riguarda l’Italia

I progetti per la produzione di combustibili sintetici derivati dall’idrogeno e destinati al trasporto marittimo, in Europa, stentano a concretizzarsi, e nessuno di quelli attualmente annunciati riguarda direttamente l’Italia.

È questo il quadro che emerge dalla mappatura effettuata (qua il report completo) da Transport & Environment (T&E), ONG attiva sul tema della decarbonizzazione dei trasporti.

Secondo questa analisi, se tutti i progetti annunciati arrivassero effettivamente alla fase di produzione, quasi il 4% (corrispondente, in termini energetici, a circa 1 Mtep) del trasporto marittimo europeo potrebbe essere alimentato con carburanti verdi entro il 2030, creando nuovi posti di lavoro nel continente e avviando il processo di decarbonizzazione del settore, in linea con le prescrizioni del Regolamento europeo FuelEU Maritime, che fissa la quota minima di fuel green da impiegare nel settore al 2% entro 2034.

In questo scenario, però, secondo T&E l’Italia rischia di restare tagliata fuori: “La transizione del settore marittimo verso carburanti neutri dal punto di vista climatico offrirà grandi opportunità industriali, economiche e occupazionali. Proprio per questo è preoccupante dover rilevare l’assenza dell’Italia all’appello per lo sviluppo di una nuova industria, che promette di prendere piede in molti stati europei” ha commentato Carlo Tritto, Policy Officer per Transport & Environment Italia. “Il nostro Paese sembra non comprendere fino in fondo il ruolo che questi carburanti avranno. Lo si vede bene dalla proposta di PNIEC sin qui circolata, dove i volumi nazionali di consumo di e-fuels, da qui al 2030, vengono pianificati per il 93% per il trasporto su strada, mentre appena il 7% è riservato ai settori hard to abate come l’aviazione e il marittimo”.

In base alla ricognizione effettuata dalla ONG, a inizio 2024 erano almeno 17 i progetti europei – come detto, nessuno italiano – finalizzati alla produzione di carburanti sintetici a base di idrogeno verde (i cosiddetti e-fuels) da impiegare nel settore marittimo. Se tutti arrivassero alla fase di produzione, secondo i calcoli di T&E contribuirebbero a soddisfare circa il 4% (1.06Mtep) del fabbisogno totale di energia dello shipping europeo al 2030 (28 Mtep circa), avviando il settore verso la decarbonizzazione. Ad oggi, però, sono solo 6 quelli in fase avanzata e con finanziamenti garantiti, mentre gli altri sono ancora in attesa di una decisione in merito. Ci sono poi ulteriori 44 progetti che potrebbero fornire idrogeno anche al settore marittimo (che porterebbero a 61 i progetti totali mappati da T&E), ma la loro eventuale produzione potrebbe essere contesa da altri settori industriali ‘affamati’ di H2.

Le ragioni di questa difficoltà con cui i progetti entrano nella fase realizzativa riguardano diverse questioni: dal rischio di una domanda troppo bassa da parte del settore marittimo, alle incertezze determinate da un quadro regolatorio che non orienta in maniera chiara il futuro energetico del settore, specialmente riguardo allo sviluppo di vettori capital intensive.

Guardando ai 17 progetti mappati di T&E, la maggior vivacità è stata riscontrata in Spagna dove si concentrerà 1/3 della produzione totale prevista da queste iniziative, mentre il Regno Unito, nonostante la sua insularità, conta pochissimi progetti. Nessun’iniziativa, invece, in Italia e Grecia, che pure – fa notare T&E – sono due Paesi a forte vocazione marittima.

Per quanto riguarda la tipologia di combustibile, il settore sembra puntare decisamente sull’ammoniaca: oltre il 77% dei volumi derivanti dai progetti mappati sarà infatti costituito da questo carrier dell’H2.

Per cercare di superare l’attuale situazione di stallo, secondo Transport & Environment sarebbe necessario, in fase di recepimento della direttiva RED III da parte degli stati membri, “introdurre un sotto-obiettivo di e-fuels nel trasporto marittimo di almeno 1,2%, come suggerito dalla revisione della Direttiva. Questo fornirebbe garanzie non solo agli attuali progetti già finanziati, ma specialmente agli ulteriori progetti in attesa di una decisione finale di investimento”. Secondo la ONG, sarebbe inoltre auspicabile “reinvestire i proventi del mercato del carbonio dell’UE, recentemente esteso anche al trasporto marittimo (ETS), proprio per sostenere i progetti nascenti, avviando quanto prima il processo di decarbonizzazione del settore”.