Con il ‘caro-gas’ idrogeno verde sempre più competitivo rispetto alle varianti di origine fossile

L’attuale costo del gas naturale, cresciuto considerevolmente nel corso degli ultimi mesi al traino di un mercato mondiale caratterizzato da scarsità di forniture e prezzi in aumento generalizzato, sta rendendo sempre più competitivo l’idrogeno verde che, in alcuni casi, avrebbe ormai un costo analogo – almeno virtualmente – a quello della variante grigia (storicamente ben più economica).

Con una nota di alcuni giorni fa, l’azienda norvegese Aker Clean Hydrogen ha affermato che, in alcuni dei suoi impianti in fase di progettazione, l’idrogeno verde potrà essere prodotto e venduto ad un costo compreso tra i 3,5 e i 4,5 dollari a Kg, “valore che in questo contesto di mercato caratterizzato da prezzi del gas naturale molto alti, è allineato a quello dell’idrogeno grigio” ha sostenuto Aker.

Affermazione corroborata dai dati forniti da S&P Global Platts, secondo cui al momento l’H2 grigio, prodotto da steam reforming del metano senza la cattura e lo stoccaggio della CO2, avrebbe un costo compreso tra i 4,93 e i 5,74 euro al Kg, ovviamente in ragione dell’elevato costo della materia prima, ovvero il gas naturale.

Anche il CEO di ITM Power Graham Cooley, in una recente intervista rilasciata sempre a S&P Global Platts, ha confermato che “in molte regioni del mondo, in questo momento, l’idrogeno verde è più competitivo di quello grigio a causa dell’elevato costo del gas naturale”. Il manager britannico

ha anche spiegato il ruolo dei power purchase agreements (PPA) per l’energia rinnovabile, che garantiscono la stabilità del costo di questo elemento, nel raggiungimento di una maggiore competitività dell’H2 verde rispetto alle alternative di origine fossile.

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