Con REPowerEU Bruxelles raddoppia i suoi target sull’idrogeno e apre all’import da fonti extra-UE

di Francesco Bottino

Nel recente documento REPowerEU l’Unione Europea ha raddoppiato i suoi target in tema di produzione interna, e anche di importazione, di idrogeno, rispetto a quanto previsto nel già ambizioso piano ‘Fit for 55’.

Che anche l’H2 rientrasse, come uno degli strumenti essenziali, nella strategia messa a punto da Bruxelles per affrancarsi il più rapidamente possibile dalle forniture di gas russo, era apparso evidente già nei giorni scorsi, ma durante l’evento digitale Hydrogen Forum organizzato da Il Sole 24 Ore questo balzo in avanti è emerso con maggiore chiarezza.

Ne ha parlato Laura Villani, Managing Director & Partner di Boston Consulting Group, che dopo aver ribadito come negli ultimi 2 anni il contesto geopolitico ed energetico sia radicalmente mutato, “spingendo l’UE ad accelerare ulteriormente sulla transizione energetica” non più soltanto con fini ambientali, ma appunto anche di indipendenza rispetto a partner poco affidabili, ha sottolineato: “Con REPowerEU il ruolo dell’idrogeno aumenta considerevolmente d’importanza, e si definisce chiaramente anche la necessità di importarne una quota dall’estero, aspetto molto rilevante per il nostro Paese che in questo scenario può proporsi come ponte tra Nord Africa ed Europa, anche in ragione della sua dotazione infrastrutturale”.

Sullo stesso tema si è detto d’accordo anche l’Amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini (che ha parlato anche del ruolo dell’azienda nel progetto H2iseO), secondo cui “l’idrogeno sarà fondamentale per riuscire a dare l’autonomia energetica al nostro Paese, questione che oggi è diventata centrale”.

Delle rinnovate ambizioni europee in materia di H2 ha parlato anche Paolo Gallo, Amministratore delegato di Italgas: “La Commissione con REPowerEU ha alzato molto il target relativo all’idrogeno, identificando un fabbisogno pari a 20 milioni di tonnellate annue al 2030, da soddisfare per metà con la produzione interna e per metà con importazione da fonti extra-UE”. Uno scenario in cui l’infrastruttura del gas “avrà un ruolo centrale sia per il trasporto sia per la distribuzione del vettore” e a cui Italgas si sta preparando attivamente con l’adeguamento della sua rete e con progetti concreti come quello in Sardegna – “dove pensiamo di poter iniziare a produrre idrogeno verde nel 2023” – e come quello messo a punto insieme al cliente Buzzi Unicem “per produrre fuel sintetici combinando H2 con la CO2 catturata negli impianti del gruppo cementiero”.

La crescita dell’idrogeno sarà sicuramente sostenuta, come ha confermato Laura Cozzi, Chief Energy Modeller della IEA (International Energy Agency) ricordano che dalla quota assolutamente marginale che riveste oggi, questo combustibile può arrivare “fino al 10% dell’energy mix globale al 2050” a patto però di superare una serie di ostacoli oggettivi “in termini di tecnologie e di costi” e soprattutto di riuscire a catalizzare una mole di investimenti molto maggiore rispetto a quella attuale: “Fino ad oggi si stimano stanziamenti, tra risorse pubbliche e private, nell’ordine dei 350 miliardi di dollari, ma per poter centrare l’obbiettivo ‘net zero’ per al 2050 questa cifra dovrebbe lievitare fino a 1.000 miliardi nei prossimi 7 anni”.

Tra i vari manager che si sono susseguiti sul palco virtuale dell’evento ci sono stati Salvatore Bernabei, CEO di Enel Green Power, che ha ribadito l’approccio del gruppo “a favore di un immediato passaggio all’idrogeno verde con modello di produzione decentralizzato, come complemento all’elettrificazione che dovrà essere il driver principale della transizione energetica” e ha ricordato i progetti di Enel in Cile – “dove una turbina eolica da 3,4 MW alimenterà un elettrolizzatore da 1,2 MW in funzione già entro il 2022” – e a Carlentini, in Sicilia, “dove un elettrolizzatore da 4 MW inizierà a produrre idrogeno verde nel 2023”, e Cosma Panzacchi, EVP Business Unit Idrogeno Snam, che ha riproposto la (diversa) vision dell’azienda di San Donato Milanese, convinta che “una produzione di idrogeno concentrata in grandi hub, unita ad un trasporto efficiente ed economico via pipeline, potrà consentire prezzi più bassi nell’ordine del 50-70%, rispetto ad un modello di produzione locale e decentralizzata”.

Renato Boero, Presidente di Iren, ha quindi illustrato alcuni progetti della multi-utility in ambito H2, “come una hydrogen valley a Torino per decarbonizzare il trasporto pubblico locale e un’altra iniziativa, sempre basata nel capoluogo piemontese, finalizzata a ridurre l’impatto dei termovalorizzatori combinando la CO2 prodotta con idrogeno per generare metano sintetico”, mentre il CEO del gruppo Maire Tecnimont Pierroberto Folgiero, CEO di Maire Tecnimont, ha focalizzato l’attenzione sul fatto che “i rifiuti possono essere una ricchezza, in quanto rigassificati e utilizzati per produrre biometano e idrogeno circolari” grazie a tecnologie già sviluppate dalla controllata del gruppo italiano NextChem.

Tra gli altri interventi che hanno animato il dibattito de Il Sole 24 Ore anche quello di Giovanni Brianza, Amministratore Delegato Servizi energetici di Edison; Daniela Gentile, CEO di Ansaldo Green Tech (che ha parlato delle ambizioni della società di entrare nel business della produzione di elettrolizzatori); di Ugo Salerno, Chairman & CEO di RINA; Gianluca Marini, Executive Vice President Consulting Division CESI; Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA; Stefano Erba, Responsabile Pianificazione Strategica e Sviluppo di FNM.