Cos’ha detto davvero Bruxelles sul PNRR italiano e sull’idrogeno blu: la versione del MiTE

“Non corrisponde al vero quanto ricostruito da alcuni media secondo cui l’Europa avrebbe bocciato parte del PNRR, o fatto pressioni affinché alcune parti fossero modificate con specifico riferimento all’impiego di idrogeno nello stabilimento ex Ilva”.

A dirlo, anzi a scriverlo in una nota ufficiale, è il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), facendo riferimento alle recenti ricostruzioni di alcuni organi di stampa nazionali secondo cui la Commissione Europea, nell’approvare l’impianto generale del Piano di Ripresa e Resilienza Italiano (PNRR), ne avrebbe chiesto – e ottenuto – la modifica di alcune parti con l’obbiettivo di escludere finanziamenti all’idrogeno blu.

Secondo quanto spiegato dal dicastero guidato da Roberto Cingolani, la Commissione avrebbe soltanto richiesto alcune precisazioni e chiarimenti in merito alla produzione dell’idrogeno nei siti dismessi e all’impiego dello stesso nelle industrie cosiddette ‘hard-to-abate’. Chiarimenti che il Governo ha fornito e che Bruxelles ha accolto.

Più nel dettaglio, la nota spiega che la Commissione “nell’ambito di un esame del PNRR molto approfondito” e relativo a “tutti i punti salienti delle singole misure e delle riforme descritte nel documento”, a metà giugno “ha chiesto di assicurare un livello minimo di idrogeno green (fissato al 10%) nell’alimentazione di alcuni progetti che, per le grandi quantità necessarie, prevedevano un blending”. Assicurazione che è stata fornita dallo stesso MiTE.

Il Governo italiano ha inoltre identificato una quota di risorse, pari a 400 milioni di euro, da impiegare “per progetti che utilizzino solo idrogeno green, in settori manifatturieri diversi dall’acciaio, dove quindi le quantità necessarie consentono questa possibilità di riconversione già entro il 2026, anno di completamento del PNRR. Si tratta di progetti che valorizzano alcune aree dove è già operativo un distretto industriale e dove la quantità di idrogeno da utilizzare giustifica l’investimento comune delle industrie situate nella stessa area, per installare e gestire un elettrolizzatore dedicato di piccola scala”.

Il MiTE conclude quindi il suo intervento ricordando che la transizione energetica è un ‘moto a luogo’: “Partire da una situazione attuale per arrivare a una radicale trasformazione, nel nostro caso, dell’approvvigionamento energetico. Processo che necessita però di tempi tecnici di trasformazione. Ed è proprio quello che con il PNRR abbiamo progettato e che si intende realizzare”.

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