Cosma Panzacchi, EVP Hydrogen di Snam: “Infrastrutture fondamentali per lo scale-up dell’H2. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”

di Francesco Bottino

Il ruolo delle infrastrutture (e dei loro operatori) nello scale-up dell’idrogeno, gli utilizzi dell’H2 per decarbonizzare industria e trasporti, le sfide tecnologiche e i test già effettuati, gli investimenti e il necessario sostegno pubblico, il dibattito sui ‘colori’ (ovvero sulle modalità di produzione)  e la posizione centrale che potrà assumere il nostro Paese in questo scenario energetico in costante quanto rapida evoluzione.

Cosma Panzacchi, EVP Business Unit Hydrogen di Snam, affronta tutti i principali temi di attualità legati al settore dell’idrogeno in questa intervista esclusiva rilasciata ad Hydronews.

Che ruolo vuole assumere Snam nell’idrogeno? Com’è organizzata e quali sono i principali obbiettivi della business unit dedicata che avete avviato nella seconda parte dello scorso anno?

Snam mira a essere l’abilitatore dello sviluppo di un’economia dell’idrogeno in Italia, per consentire al nostro Paese di cogliere i benefici ambientali ed economici di quella che può diventare una vera e propria rivoluzione energetica. L’idrogeno offre vantaggi che nessun altro combustibile o vettore energetico possiede: può essere prodotto da rinnovabili senza emissioni di CO2 mediante elettrolisi, può essere trasportato in modo efficiente e con costi molto più bassi rispetto all’elettricità, può sostituire i combustibili fossili in molte applicazioni e fungere da mezzo di stoccaggio. L’obiettivo della business unit idrogeno di Snam è facilitare lo sviluppo e la diffusione dell’idrogeno attraverso un approccio di sistema che coinvolga tutti gli operatori della filiera. Lavoriamo sulle nostre infrastrutture in ottica di asset readiness, sul settore industriale, sui trasporti e sulle nuove tecnologie.

Snam, prima in Europa, ha già svolto due test con immissione di idrogeno nella rete italiana: sono in previsione altre sperimentazioni analoghe nel prossimo futuro?

I test di Contursi ci hanno dato un responso importante. Abbiamo appurato che la nostra rete può trasportare in sicurezza percentuali di idrogeno fino al 10% in volume senza necessità di adeguamento. Se il 10% del gas trasportato annualmente da Snam fosse idrogeno – come abbiamo sperimentato in provincia di Salerno lo scorso dicembre – potremmo soddisfare il fabbisogno energetico di 3 milioni di famiglie evitando l’emissione di 5 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera. Il prossimo step è lo scale-up di questo tipo di soluzione.

Il network infrastrutturale nazionale è già in grado di poter gestire quantità crescenti di idrogeno, in mix col metano, o sono necessari adeguamenti tecnici? Di che tipo, e con che tempistiche potranno essere effettuati?

Gran parte della rete italiana è già adeguata al trasporto di miscele di idrogeno. Recentemente abbiamo raggiunto un altro primato testando la prima turbina “ibrida” per una rete gas, prodotta da Baker Hughes e alimentata con idrogeno al 10%. Il prossimo anno la installeremo nella nostra centrale di spinta di Istrana, in provincia di Treviso. Stiamo effettuando valutazioni di dettaglio su tutti i nostri asset, inclusi gli stoccaggi, per definire le azioni specifiche da attuare e la roadmap.

Su quali altri progetti sta attualmente lavorando Snam, in tema di idrogeno?

Siamo attivi a 360°, dall’industria ai trasporti. Con Rina stiamo effettuando test congiunti di compatibilità dell’idrogeno su bruciatori industriali e altre apparecchiature soprattutto in ambito siderurgico, un settore cosiddetto hard-to-abate, la cui decarbonizzazione è cruciale per gli obiettivi climatici. Con Alstom abbiamo una partnership sui treni a fuel cell: stiamo studiando soluzioni integrate che favoriscano la conversione del trasporto pubblico ferroviario italiano e in questo ambito ci occuperemo delle infrastrutture per il trasporto e il rifornimento di idrogeno. Siamo anche parte attiva nella ricerca, soprattutto legata alle modalità di produzione di idrogeno verde.

Ad oggi, esistono in Italia progetti per realizzare impianti di produzione di idrogeno su larga scala (analoghi a quelli già annunciati da altri Paesi europei)?

Registriamo un interesse crescente nel nostro Paese sia per il cosiddetto green H2, che per il blue H2. In questa prospettiva i progetti supportati da fondi europei e IPCEI giocheranno un ruolo importante e Snam sta lavorando con attori lungo tutta la catena del valore per essere pronta a sfruttare queste opportunità.

In tema di produzione, la via da percorrere è solo quella dell’elettrolisi, o è possibile immaginare in futuro anche processi di steam methane reforming con cattura di CO2, che siano economicamente sostenibili?

Come operatore infrastrutturale impegnato nella riduzione della CO2, Snam contempera gli obiettivi di sostenibilità con una necessaria neutralità tecnologica. Secondo l’analisi effettuata da Guidehouse per il consorzio europeo Gas for Climate, di cui fa parte anche Snam, idrogeno blu e idrogeno verde convivranno nelle infrastrutture gas europee in tutti gli scenari di sviluppo immaginati per i prossimi decenni.

Quanto tempo, realisticamente, sarà necessario – secondo le vostre previsioni – affinché la filiera dell’idrogeno possa compiere il cosiddetto ‘scale-up’ e quindi l’idrogeno possa diventare davvero competitivo con altre tipologie di combustibile, diffondendosi su larga scala?

La chiave è lo scale-up della produzione e l’aumento dei rendimenti, che sono le condizioni necessarie per abbattere i costi e di conseguenza rendere l’idrogeno competitivo con gli altri combustibili, in particolare quelli fossili. Con il giusto framework si potrebbe avere un’importante accelerazione di investimenti e realizzazioni già nel 2025-2030.

L’Europa, e l’Italia, si stanno muovendo con sufficiente rapidità in questa direzione, o è necessaria un’accelerazione?

L’Europa ha varato una strategia ambiziosa sull’idrogeno, rendendolo un pilastro del Green Deal e quindi del percorso verso la carbon neutrality. Secondo la roadmap della Commissione, entro il 2030 il continente sarà in grado di produrre almeno 40 GW di idrogeno da fonti rinnovabili ed entro il 2050 lo utilizzerà su vasta scala in tutti i settori difficili da decarbonizzare in modo alternativo. L’Italia sarà sicuramente protagonista grazie all’attenzione crescente delle istituzioni, le skill e l’interesse sempre maggiore da parte del suo tessuto industriale e la posizione strategica rispetto al Nord Africa, naturale fonte di green H2 a prezzi competitivi. Le infrastrutture avranno un ruolo chiave e Snam è pronta a fare la propria parte.

Le conseguenze della pandemia di coronavirus rischiano di rallentare l’avanzata dell’idrogeno o, al contrario, la successiva ripartenza potrebbe costituire un’occasione per implementare con maggiore decisione una strategia di sviluppo delle rinnovabili (idrogeno compreso)?

Gli investimenti in infrastrutture e in particolare nella green recovery possono essere di grande aiuto per la ripartenza dell’economia e dell’occupazione; allo stesso tempo, oggi ancor più di ieri è necessario evitare qualunque tipo di overspending e spreco di capitale. Per sfruttare questa opportunità, creando ricchezza e potenziando il backbone industriale italiano invece di alimentare altri sistemi Paese, sarà necessario che gli investimenti siano indirizzati prioritariamente verso progetti chiari, credibili, supportati da operatori con track record e capacità di delivery.

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