Dal MiTE ok al piano gas-idrogeno di A2A per la centrale di Monfalcone: tutti i dettagli del progetto sull’H2

È arrivato nei giorni scorsi dal Ministero della Transizione Ecologica il ‘via libera’ al progetto presentato da A2A per la trasformazione della centrale termoelettrica A2A-Energie future di Monfalcone.

Il giudizio positivo di compatibilità ambientale riguarda – si legge su diverse testate locali, compreso il sito internet del TG Regione Friuli Venezia-Giulia – la dismissione dell’attuale impianto a carbone da 330 MW e la sua sostituzione con un impianto a ciclo combinato da 860 MW, composto da un impianto base a turbogas da 579 MW e da un generatore di vapore a recupero che alimenta una turbina a vapore per ulteriori 280 MW.

Nel decreto sulla valutazione di impatto ambientale l’alimentazione è prevista a gas metano ma è già prevista un’ipotesi progettuale integrativa in cui la stessa A2A introduceva una quota variabile di idrogeno.

Nonostante questo, molte associazioni ambientaliste hanno aspramente criticato il progetto della multi-utility, sostenendo che l’incremento di potenza comporterà un aumento di emissioni di CO2 e di altre sostanze dannose, e anche il Sindaco di Monfalcone Anna Cisint ha espresso rammarico per il via libera del MiTE a questo progetto, che non porterebbe valore sul territorio ma che anzi, adottando una tecnologia (quella a gas naturale; ndr) ormai obsoleta avrebbe un impatto negativo sia in termini ambientali che di occupazione.

Al netto delle valutazioni politiche, per quanto riguarda la possibile introduzione di idrogeno nel ciclo della centrale, nella documentazione prodotta a suo tempo (e disponibile sul sito del MiTE) A2A spiegava che le turbine attuali sono in grado di gestire già oggi una miscela di gas naturale e H2 fino al 30%, pertanto questa miscela “potrà alimentare il turbogas del nuovo ciclo combinato senza che alcuna modifica impiantistica si renda necessaria al progetto e al quadro emissivo, rispetto a quanto già previsto in autorizzazione, fatto salvo l’eventuale necessità di adeguamenti ai sistemi di sicurezza per i quali saranno attivati gli opportuni iter autorizzativi”.

In caso di utilizzo di un mix H2-gas al 30%, A2A stima “un risparmio di CO2, su un esercizio teorico di 8.760 ore, pari a circa 266.500 t/anno”, che arriverebbe fino a “552.475 t/anno in caso di

miscela di H2 e GN al 50% in volume e a 2.300.000 t/anno nel caso di combustione di solo H2 (azzeramento della CO2 prodotta nella combustione)”.

Per quote superiori al 30% di idrogeno, però, sarà necessaria la sostituzione di alcune componenti della turbina, “attività comunque eseguibile nell’ambito di una manutenzione straordinaria del macchinario principale” e potrebbero rendersi necessari adeguamenti anche sul sistema di trattamento e trasporto del gas a valle del punto di consegna Snam (situato all’interno della proprietà A2A), nonché al resto dell’impianto. “In particolare – precisa il gruppo – per i componenti interni della turbina a gas (parti calde) sarà avviato un percorso con il fornitore selezionato per studiare congiuntamente gli upgrading necessari e pianificare step di sperimentazione con percentuali crescenti di idrogeno fino al 100% di H2”.

Se poi i suddetti interventi dovessero comportare “adeguamenti impiantisci per i quali è necessario attivare un iter autorizzativo”, A2A assicura che ovviamente “saranno poi sottoposti agli enti preposti nelle more dei tempi necessari al graduale aumento della quota di H2 prodotto e disponibile per la combustione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *