D’Ermo (WEC Italia): “Sull’idrogeno lavoriamo per facilitare il dialogo tra industria, ricerca e istituzioni”

Ben 98 anni di attività al servizio dell’industria energetica internazionale – i 100 li festeggerà nel 2023 – e una crescente attenzione verso l’idrogeno a livello globale, europeo e anche italiano.

Il World Energy Council (WEC) non si sottrae, ovviamente, al trend che vede tutti gli stakeholder del settore sempre più attenti alle dinamiche di sviluppo (soprattutto potenziale) del mercato dell’H2, e lo fa con gli strumenti propri di un’organizzazione nata per svolgere il ruolo di piattaforma di confronto tra industria, istituzioni e ricerca scientifica.

“Le nostre attività – spiega infatti ad HydroNews il Segretario Generale di WEC Italia Paolo D’Ermo – si articolano su più fronti, e vanno dall’analisi di mercato, con un report sull’import europeo di idrogeno i cui risultati verranno presentati il prossimo settembre, al patrocinio di fiere, come l’Hydrogen Energy Summit & Expo che si svolgerà dal 6 all’8 ottobre prossimo a Bologna (del cui comitato scientifico WEC fa parte), congressi, come quello che abbiamo co-organizzato lo scorso settembre a Roma, e webinar, come l’evento digitale intitolato “Idrogeno: quali prospettive e ruolo nella transizione energetica?” che si svolgerà il 30 aprile prossimo, organizzato da ENEA e dalla Rappresentanza Permanente dell’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Parigi nell’ambito di un ciclo di incontri con la IEA, di cui WEC Italia è ente patrocinatore”.

A livello globale WEC svolge un ruolo di catalizzatore e di punto d’incontro tra i grandi gruppi energetici internazionali interessati all’idrogeno su entrambi i fronti, quello della produzione e quello dell’utilizzo: “Al momento, per esempio, la nostra sede di Londra sta portando avanti un confronto con tutti gli stakeholder per poter pubblicare entro la prossima estate un aggiornamento sui progetti in corso, sui target in termini di stimolo alla domanda e su altri aspetti rilevanti per lo sviluppo della filiera dell’H2”.

Per quanto riguarda invece le attività dell’organizzazione in ambito europeo, WEC sta realizzando uno studio che prende in considerazione, in relazione all’Europa geografica (comprese quindi anche Russia e Turchia) e alla sponda sud del Mediterraneo, con un orizzonte al 2040-2050, le future dinamiche di domanda e offerta di idrogeno e i possibili flussi di import sviluppati dalle economie del continente, i cui risultati saranno resi pubblici il prossimo settembre.

“Riteniamo che sia molto importante, affrontando il tema dello scale-up dell’H2, mantenere un approccio pragmatico e di neutralità tecnologica” rivela D’Ermo. “Parliamo infatti di idrogeno decarbonizzato, perché pensiamo che il punto sia la reale capacità di questo vettore energetico di ridurre le emissioni di carbonio in diverse attività economiche. Tutte le tecnologie che possono consentire l’idrogeno decarbonizzato sono utili ed è necessario partire subito con quelle più competitive, e in parallelo sviluppare le altre”.

Con quest’ottica, guardando al nostro Paese, il Segretario di WEC Italia ricorda che aree portuali e distretti industriali come quelli di Venezia e Ravenna “potrebbero sviluppare prime produzioni di idrogeno e al contempo applicazioni nell’industria. Si potrebbe quindi partire subito, adottando quell’approccio pragmatico che per noi è essenziale e che deve contemplare tutte le tecnologie in linea con la decarbonizzazione, compresa per esempio l’waste-to-H2”.

E sempre con riferimento al Belpaese, WEC si presenta come “piattaforma di confronto tra istituzioni, aziende, associazioni e università, portando nel dibattito nazionale i temi e i risultati degli studi che l’organizzazione realizza su scala globale”.

In conclusione, per D’Ermo, “lo sviluppo dell’idrogeno in Italia potrà sicuramente beneficiare delle risorse connesse con il PNRR, anche se il suo scale-up avrà un orizzonte temporale che va oltre il 2026. In ogni caso, e anzi proprio per questa ragione, è importante partire subito”.

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