Di Amato (Maire Tecnimont e Assolombarda): “Idrogeno pilastro fondamentale della transizione energetica”

“L’idrogeno è un pilastro fondamentale della transizione energetica, l’asse portante della ripresa e dello sviluppo dell’energia sostenibile”.

Sono queste le parole con cui Fabrizio Di Amato, Presidente del gruppo Maire Tecnimont e Vicepresidente Energia, Centro Studi, Sviluppo delle Filiere e Cluster di Assolombarda ha aperto il seminario online “Energia dall’idrogeno: decarbonizzazione degli usi industriali”, terzo di una serie di 5 webinar dedicati all’idrogeno organizzati dall’associazione italiana H2IT, da ANIMA Confindustria Meccanica Varia e dalla stessa Assolombarda. Associazione che, ha assicurato Di Amato, “è fortemente concentrata sulla transizione energetica. Questa drammatica vicenda del coronavoris – ha quindi aggiunto l’imprenditore basato a Milano – può essere anche vista come un’opportunità: l’Europa ci da maggiore flessibilità e ha programmato una notevole quantità di investimenti pubblici. L’Italia è leader nell’economia circolare, ma dobbiamo sbrigarci per non fareci superare dagli altri. La Germania per esempio, proprio in questi giorni, ha approvato una strategia nazionale sull’idrogeno stanziando ben 9 miliardi di euro”.

Il terzo webinar della serie, moderato da Stefano Campanari, Professore di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente del Politecnico di Milano, è stato incentrato sull’utilizzo dell’idrogeno per decarbonizzare settori industriali come la siderurgia, la produzione di vetro e quella di carta, ma anche l’industria chimica e la generazione elettrica. “In questo contesto – ha ricordato il docente del Politecnico – l’H2 assume un ruolo di particolare rilevanza come henergy hub, ovvero come sistema per stoccare l’energia rinnovabile, la cui produzione è legata a cicli stagionali (si pensi al fotovoltaico e all’eolico), e poi distribuirla in luoghi e tempi diversi”.

Dagli interventi dei relatori del webinar sono emersi alcuni concetti chiave: le tecnologie per sfruttare l’idrogeno nei processi industriali ci sono, ma il principale problema resta la competitività economica di questo vettore, che potrà essere raggiunta solo con un forte intervento pubblico di incentivo e sostegno.

Enrico Malfa, R&D Director Metals Division di Tenova, ha illustrato le diverse applicazioni dell’idrogeno nel processo di produzione dell’acciaio “un comparto industriale che oggi genera il 6-7% di tutte le emissioni di CO2, e che ha quindi un evidente bisogno di essere decarbonizzato”. L’idrogeno può essere uno strumento chiave, “perché può essere almeno parzialmente sostituito al carbone nei processi produttivi con altoforno, con cui si produce il 75% dell’acciaio mondiale, ma può sostituire anche il metano nel processo produttivo che parte da rottame di ferro utilizzando forni elettrici (il più diffuso in Italia)”.

Tenova, parte del gruppo Techint, è coinvolta in diversi progetti che puntano a introdurre l’idrogeno nel processo produttivo dell’industria siderurgica: “Col gruppo tedesco Salzgitter – ricorda Malfa – abbiamo definito un business plan per trasformare un loro impianto sostituendo il carbone con l’idrogeno e prevedendo di conseguenza un abbattimento delle emissioni di CO2 del 85-90% entro il 2050. Ma siamo attivi anche in Italia con una sperimentazione insieme a Tenaris Dalmine”.

Dal punto di vista tecnologico, quindi, le cose si muovono, ma secondo il manager di Tenova “il principale nodo riguarda la competitività economica dell’idrogeno rispetto a carbone e metano e l’esistenza di infrastrutture per la produzione e il trasporto. La decarbonizzazione della siderurgia deve essere un processo graduale e sostenuto con investimenti pubblici che per almeno un decennio possano assorbire l’aumento dell’opex dovuto all’utilizzo idrogeno, che ad oggi sarebbe insostenibile per le imprese”.

Sul fatto che le tecnologie siano già disponibili ha concordato anche Vito Alba, Application Engineer di Linde Gas Italia, che ha raccontato l’esperienza del gruppo Linde, primo produttore mondiale di gas tecnici, nell’introduzione dell’idrogeno nel processo siderurgico, al fianco del gruppo svedese Ovako: “Utilizzando esclusivamente idrogeno le sperimentazioni hanno confermato che non ci sono differenza né dal punto di vista della produttività né da quello della qualità del prodotto finale”. Anche per Alba, però, il principale ostacolo ad un’ampia diffusione dell’idrogeno nell’industria siderurgica resta “la sufficiente disponibilità di idrogeno verde a prezzi competitivi. Per ottenerla sono necessari incentivi pubblici e, quindi, una forte volontà politica di sostenere il settore”.

Mauro Paganelli, Head of Process & HSEengineering di Techint, ha invece affrontato opportunità e sfide dell’utilizzo dell’idrogeno nel processo di raffinazione del petrolio, “comparto industriale che ha un forte bisogno di essere decarbonizzato, producendo oggi il 9% di tutte le emissioni globali di CO2”.

In realtà, le raffinerie già producono e utilizzano idrogeno nei loro processi, “ma lo fanno da fonti fossili, generando quindi anidride carbonica, e poi ne importano da fonti terze. Si tratta però di idrogeno cosiddetto grigio, ovvero prodotto da steam reforming del metano senza cattura di CO2. Questo idrogeno, che le raffinerie consumano in quantità sempre maggiori per ridurre il contenuto di zolfo dei carburanti che producono, deve diventare green. E poi è necessario sviluppare sistemi di cattura e trasformazione della CO2”.

Ancora una volta, però, la visione del futuro deve fare i conti un fattore fondamentale, “la competitività economica dell’idrogeno”, e necessita anche “di un’infrastruttura per la gestione dell’H2 che oggi non è ancora adeguata”.

Ci sono poi settori forse più di ‘nicchia’, dove però la tecnologia è già matura ed economicamente sostenibile, come la produzione di idrogeno da rifiuti, a cui lavora NextChem, controllata di Maire Tecnimont che “ha in corso un progetto per trasformare i rifiuti urbani in idorgeno pulito, che poi verrà utilizzato nella bioraffineria Eni di Marghera per aumentare la capacità produttiva del biodiesel” ha raccontato Giacomo Rispoli, Senior Executive Direzione Waste to Chemical di Maire Tecnimont. “Oggi i rifiuti vano nel termovalorizzatore, soluzione inquinante e poco efficiente. Noi puntiamo a renderli una materia prima utile, trasformabile in idrogeno con un processo economicamente sostenibile e pienamente rispondente al concetto di economia circolare”.

Durante l’ultimo intervento, a cura di Daniela Gentile, Executive Vice President Product & Technology di Ansaldo Energia, l’attenzione si è concentrata sull’utilizzo dell’idrogeno come strumento per decarbonizzare la generazione di energia elettrica. “Da anni Ansaldo Energia lavora a tecnologie per bruciare idrogeno in mix col metano nelle sue turbine a gas. Ci sono impianti già in funzione che utilizzano idrogeno al 25% ma la tecnologia per arrivare al 40% è già consolidata. In questa fase – ha quindi aggiunto Gentile – stiamo studiano sistemi in grado di bruciare fino al 90% di idrogeno. Siamo ancora ai dei test in laboratorio, ma la strada ormai va in quella direzione”.

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