Dialuce (MISE): “Il Governo sta lavorando alla strategia nazionale per l’idrogeno”

di Francesco Bottino

Roma – Spiccava l’assenza del tricolore, tra le molte bandierine che popolavano la slide sulla ‘Hot strategic hydrogen summer 2020’ proiettata da Carsten Rolle, Executive Director, German Member Committee del World Energy Council (WEC) durante il convegno “Potenzialità della filiera dell’idrogeno nel contesto della transizione energetica”, organizzato a Roma da Mirumir e promosso da WEC (World Energy Council) Italia e AIDIC (Associazione italiana di ingegneria chimica),

Una lacuna che però dovrebbe essere presto colmata: “Il MISE riattiverà a giorni il tavolo idrogeno, i cui lavori si erano interrotti con il lockdown, mentre il Governo sta mettendo a punto la strategia nazionale italiana per l’H2” ha infatti assicurato Gilberto Dialuce, DG della Direzione generale infrastrutture e sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero dello Sviluppo Economico, durante il suo intervento via streaming alla kermesse romana.

Iniziativa, quella preannunciata da Dialuce, che complessivamente dovrebbe prevedere interventi nell’ordine dei 3 miliardi di euro, come ha recentemente rivelato il titolare del dicastero Stefano Patuanelli: una cifra molto rilevante, che tuttavia resta piuttosto distante dai 7 miliardi stanziati dalla Francia e dei 9 miliardi che la Germania intende mettere a disposizione del settore idrogeno.

In ogni caso la presentazione ufficiale di una strategia italiana dell’H2 costituirebbe una svolta fortemente auspicata da tutti i protagonisti della filiera nazionale, e – come ha ricordato lo stesso Dialuce – “potrà sicuramente beneficiare anche di un contributo proveniente dal Recovery Fund, che potrà sostenere sperimentazione e ricerca, di cui c’è molto bisogno specie in relazione a temi come la sicurezza e lo stoccaggio”.

Per il dirigente del MISE, la strategia italiana guarderà al lungo termine in coordinamento con quanto succede a livello europeo, procedendo per gradi: “Iniziando pragmaticamente con le cose più facilmente realizzabili, un primo passo potrebbe riguardare l’immissione di blend di H2 e metano nella rete nazionale dei gasdotti, per poi guardare alle opportunità nel settore del trasporto pesante stradale e delle ferrovieo”. Ma ci sono anche decisioni strategiche da prendere, come quella relativa “all’opportunità e alla sostenibilità, dal punto di vista economico, di incentivare la nascita di una filiera completa dell’idrogeno in Italia, che comprenda per esempio anche la produzione di elettrolizzatori”.

La questione del mix di idrogeno e gas naturale in rete è stata affrontata anche da Stefano Besseghini, Presidente di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti Ambiente), che ha annunciato l’avvio, da parte dell’authority, di “una consultazione su progetti pilota per l’utilizzo innovativo delle reti del gas, contesto nel quale potranno trovare spazio le prime sperimentazioni anche sull’idrogeno, sopratutto in ottica di blend e stoccaggi”.

Il tema H2 è d’altra parte molto complesso per Besseghini, “e non può essere schematizzato con semplificazioni ideologiche o politiche. Dobbiamo riconoscere questa complessità come un valore positivo e affrontarla con un approccio di sistema, guardando ad un pattern di utilizzi dell’idrogeno il più vasto possibile. Le iniziative avviate in Germania per la siderurgia verde, per esempio, sono molto importanti in questo senso”.

Se quindi l’Italia – e su questo tutti sono d’accordo – potrà dare un contributo determinante alla creazione di un’economia europea dell’idrogeno “grazie ad una filiera industriale che opera in questo settore da molti anni e dispone di un know how ormai consolidato”, per dare un reale impulso, ha sottolineato nel suo intervento il Presidente dell’associazione nazionale di settore H2IT, Alberto Dossi, “serve un deciso supporto del decisore politico, con incentivi e defiscalizzazione, accompagnato alla definizione di un quadro normativo chiaro e ablitante per gli investimenti”.

Per Dossi, che ha ricordato anche l’assiduo lavoro di H2IT su questi temi, in stretto rapporto con il Governo, sarà poi necessario uno sforzo di coordinamento a livello centrale: “In Italia ci sono molti progetti in fase di studio sull’idrogeno, che andranno armonizzati per evitare una dispersione di energie e di risorse”.

Durante la prima parte del convegno capitolino, riservata agli interventi di carattere istituzionale, si sono susseguiti sul palco della Sala Protomoteca del Campidoglio anche il Presidente di WEC Italia Marco Margheri e il suo parigrado in AIDIC Giuseppe Ricci. Margheri ha ricordando che WEC lavora sul tema dell’idrogeno a livello globale da oltre un anno e ha ribadito come “l’H2 sarà in grado di decarbonizzare tanti settori difficilmente elettrificabili, come i trasporti e l’industria pesante, rendendo la transizione energetica pervasiva e inclusiva. Ora l’obbiettivo di tutti deve essere accelerare sullo scale-up dell’idrogeno senza dividersi su posizioni ideologiche”. Ricci ha approfondito proprio il concetto di unità, in relazione all’H2, sostenendo che “per sviluppare un’economia dell’idrogeno è necessario integrare filiere industriali diverse: un singolo settore non può farcela da solo. Dobbiamo immaginare una catena del valore che integri le diverse modalità di produzione, la logistica e il trasporto, tutti i possibili utilizzi finali e anche le tecnologie complementari come la CCS (carbon capture and storage). Il cluster dell’idrogeno e quello della CO2 saranno infatti strettamente connessi”.

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