Dossi (H2IT): “Bene le risorse del PNRR per l’idrogeno, ma ora chiarire a quali azioni saranno destinate”

di Francesco Bottino

Positiva l’attenzione che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza riserva al vettore idrogeno, compreso in 3 delle 6 mission del programma messo a punto dal Governo, ma è necessario “un maggiore grado di dettaglio relativamente alle modalità con cui le risorse stanziate verranno allocate sulla filiera dell’H2”.

Lo ha dichiarato Alberto Dossi, Presidente di H2IT (Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile) durante l’audizione informale alla Commissione Attività Produttive della Camera, in merito al Recovery Fund.

“Ad oggi riteniamo che non sia sufficientemente chiaro a quali azioni saranno destinate le risorse, e come verranno impiegate per raggiungere gli obbiettivi del piano nell’ambito dell’idrogeno” ha spiegato Dossi. “E’ inoltre urgente implementare una serie di misure per il settore dell’H2, in modo da non restare indietro rispetto agli altri Paesi europei. Serve un programma chiaro e preciso per l’implementazione dei progetti previsti nel PNRR”.

Progetti che, secondo il Presidente di H2IT, “dovranno essere raccordati e coordinati in maniera sinergica con la strategia nazionale dell’idrogeno (ancora in fase di definizione; ndr) e con gli obbiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Energia e Clima)”.

Tra gli altri aspetti messi in luce da Dossi nel suo intervento, la necessità di “definire le modalità di finanziamento dei progetti” e soprattutto l’urgenza di “delineare un quadro normativo chiaro e abilitante per lo sviluppo delle iniziative previste dal PNRR e in generale di una filiera nazionale dell’idrogeno”.

Manca, per esempio, “una regolamentazione relativa al trasporto e allo stoccaggio di H2”, e servirebbe anche un intervento di “semplificazione burocratica per i progetti nel settore dell’idrogeno e delle celle a combustibile”.

Secondo H2IT andrebbe poi allargato il ‘raggio d’azione’ dell’idrogeno che il PNRR limita al momento ai trasporti pesanti e all’industria siderurgica, “includendo numerosi altri utilizzi finali in comparti industriali ‘hard to abate’ come la chimica, la raffinazione e il cemento, e in vari altri ambiti”.

Infine, Dossi ha affrontato anche il tema dei ‘colori’ dell’idrogeno, sostenendo che “la variante ‘blu’, prodotta con steam reforming del metano e cattura della CO2, potrà avere un ruolo importante nel periodo di transizione e sarà fondamentale per sviluppare gli usi finali e quindi sostenere la creazione di un mercato della domanda”. Un percorso che, però, andrà accompagnato “dalla definizione di incentivi alla produzione di idrogeno verde da fonti rinnovabili, in modo da rendere il suo costo competitivo con altri vettori energetici”.

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