EDITORIALE: Il neo-Ministro della Transizione Cingolani e il terreno da recuperare in tema di idrogeno

Di Francesco Bottino

Pur evitando il più possibile di indugiare nella pessima abitudine di giudicare le persone sulla base delle loro intenzioni (o, ancor peggio, presunte tali) e non delle loro azioni concrete, poche parole sull’istituzione del Ministero della Transizione Ecologica e sulla nomina, alla sua guida, dell’accademico e manager pubblico Roberto Cingolani – in relazione al ‘macro tema’ idrogeno – si possono comunque spendere.

Non tanto, appunto, per giudicarne l’opportunità, quanto piuttosto per mettere nero su bianco alcune delle questioni che il neo-Ministro si troverà ad affrontare in relazione all’H2: senza la presunzione di pensare che il contenuto di queste righe possa in qualche modo raggiungerlo, risulta comunque un utile esercizio per una più chiara focalizzazione dei problemi.

Appare innanzitutto evidente che a guidare il nuovo dicastero – che riunirà sicuramente le competenze legate allo sviluppo delle rinnovabili e quelle riguardanti la filiera dell’idrogeno, consentendo una visione coordinata particolarmente utile, specie se in ottica di lungo periodo si guarderà all’H2 green – sia stato chiamato un tecnico nel vero senso della parola. Docente di fisica, Cingolani ha guidato per 15 anni L’Iit (Istituto Italiano di Tecnologia) e quando ha ricevuto la chiamata di Draghi era Chief Technology & Innovation Officer del gruppo Leonardo (la ex Finmeccanica): impossibile dubitare delle sua competenza relativamente all’hardware della transizione energetica. Ma non va dimenticato che tale processo, pur non potendo prescindere dallo sviluppo scientifico, raggiungerà una dimensione realmente impattante soltanto se saprà attecchire nel ciclo economico e modificarne i paradigmi. E ciò si realizzerà quando le tecnologie in grado di decarbonizzare energia, industria e trasporti diventeranno anche soluzioni competitive dal punto di vista dei costi per tutte le aziende private che dovranno adottarle. Obbiettivo raggiungibile solo con un sostanzioso quanto meticolosamente architettato intervento di incentivazione pubblica.

Ma si sa che i bravi politici, e anche i bravi manager, sono tali quando si circondando dei consiglieri migliori, specie per le materie con cui hanno meno dimestichezza.

E’ quindi auspicabile, e prevedibile (non c’è motivo di pensare altrimenti) che anche nel caso del nuovo Ministro le cose vadano in questa direzione.

Quello che è certo è che, in tema di idrogeno, il terreno da recuperare è tanto: Cingolani eredita una strategia nazionale solo abbozzata, che pone l’Italia in assetto di ‘rincorsa’ rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei, e che sconta ancora un grado di indeterminatezza troppo elevato su questioni dirimenti.

I nodi da sciogliere sono infatti diversi: il ruolo dell’idrogeno blu, il modello di produzione e distribuzione da adottare (anche se, a questo proposito, l’esecutivo uscente qualcosa aveva chiarito nella ‘Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra’), l’eventuale sfruttamento dell’attuale rete di gasdotti e stoccaggi, lo sviluppo di una filiera tecnologia nazionale ‘completa’ (e quindi comprensiva anche della produzione dell’equipment), e molto altro.

Le scelte da fare non mancano e per ora è difficile immaginare in che direzione si muoverà il titolare del nuovo dicastero, anche se l’ex Direttore dell’Iit, in passato, qualche indicazione sul suo pensiero in tema di transizione energetica l’aveva espressa per mezzo di interventi pubblici e interviste.

Pensiero che si potrebbe definire ‘pragmatico’: si all’idrogeno, vettore dalla grandi potenzialità specie in quei comparti in cui l’elettrificazione non è realizzabile (come trasporti pesanti e industria) e ruolo centrale, ancorché ‘transitorio’, del gas naturale.

Un approccio che certamente non entusiasmerà gli ambientalisti più radicali, ma che potrebbe invece fare contenti i sostenitori di una transizione graduale da avviare subito, con gli strumenti oggi disponibili. Uno schema che si può ‘traslare’ anche in tema di idrogeno, e che lascia presagire un’attenzione non secondaria all’H2 blu, come ponte verso un futuro totalmente green.

In ogni caso si tratta pur sempre di ipotesi, e per giudicare – come detto – non bastano le presunte intenzioni. Meglio aspettare i fatti. Purché non si facciano attendere troppo.

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