Entro il 2050 un terzo della flotta mondiale di navi potrà essere alimentato ad ammoniaca

Lo avevano già sostenuto in molti – il colosso dei motori marini Wartsila, il Presidente di Confitarma Mario Mattioli, il gruppo cantieristico italiano Fincantieri, il Presidente e Amministratore delegato del RINA Ugo Salerno, un pool di operatori giapponesi – e ora lo ha ribadito uno studio approfondito commissionato da una serie di aziende del settore: l’ammoniaca, composto chimico ricco di idrogeno, può diventare un combustibile per le navi a basso impatto ambientale, arrivando ad alimentare almeno il 30% della flotta mondiale entro il 2050.

Il dossier “Ammonfuel – an industrial view of ammonia as a marine fuel” è stato diffuso nei giorni scorsi (qua si può scaricare la versione completa) da Alfa Laval, Hafnia, Haldor Topsoe, Vestas, e Siemens Gamesa e prende in considerazione pregi, nonché problematiche e ostacoli tecnici, dell’utilizzo dell’ammoniaca come fuel per le navi, puntando a fornire agli armatori e ai gestori di flotte informazioni concrete e quantomai utili per queste categorie, alle prese con limiti ambientali sempre più severi e in costante evoluzione.

Il primo aspetto preso in considerazione è quello dei costi: l’ammoniaca convenzionale ha prezzi di mercato assimilabili a quelli del Very Low Sulphur Fuel Oil (VLSFO), il carburante navale oggi comunemente utilizzato per rispettare i nuovi limiti alle emissioni di zolfo delle navi entrati in vigore il 1° gennaio 2020, mentre la futura ammoniaca ‘green’, prodotta con l’utilizzo di idrogeno verde, sarà il più competitivo combustibile navale ‘carbon neutral’, secondo il report.

Secondo punto, la sicurezza: la produzione e la distribuzione di ammoniaca sono pratiche industriali ampiamente collaudate, mentre le navi potranno adottare senza grosse difficoltà procedure di bordo in grado di garantire la sicurezza delle operazioni in caso di propulsione ad ammoniaca.

Inoltre, sarà possibile equipaggiare le navi di sistemi propulsivi dual fuel, in grado di bruciare, a seconda delle necessità, sia ammoniaca che VLSFO, garantendo la massima flessibilità e minimizzando il rischio di non trovare disponibile il combustibile necessario. Rischio che comunque, secondo gli estensori del dossier, è di per se piuttosto basso, visto che già oggi l’ammoniaca è ampiamente disponibile a livello mondiale, con infrastrutture già in uso e un percorso di ‘scale-up’ senza particolari ostacoli.

Attualmente, infatti, 120 porti nel mondo sono già in grado di movimentare ammoniaca, e la produzione globale raggiunge 180 milioni di tonnellate. Cifra elevata, ma non ancora sufficiente per consentire ad un terzo della flotta mondiale di utilizzare questo prodotto come combustibile. Per raggiungere questo obbiettivo entro il 2050, target realizzabile secondo le aziende che hanno commissionato questo studio, servirà infatti una produzione aggiuntiva di 150 milioni di tonnellate annue.

Se poi si parla di ammoniaca ‘green’, serviranno 400 GW di ulteriore capacità produttiva di energie rinnovabili, ma declinato in questa modalità il combustibile, che può essere bruciato in motori a combustione interna senza produrre emissioni di Nox, CO2 o particolato, diventa realmente ‘carbon neutral’. E il suo utilizzo sul 30% di tutte le navi attive nel mondo consentirebbe di ridurre drasticamente l’impatto ambientale dell’industria marittima.

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