Fincantieri: entro pochi anni il primo prototipo di nave con fuel cell a idrogeno

di Francesco Bottino

L’idrogeno al momento è l’unica soluzione che potrebbe portare all’obbiettivo della nave a ‘zero emission’, motivo per cui – nonostante gli ostacoli da superare, che certamente non mancano – Fincantieri, colosso italiano della navalmeccanica e leader mondiale nella costruzione di navi da crociera (ma attivo in molti altri ambiti, dal militare ai mezzi offshore), partecipa a diverse iniziative mirare proprio a sviluppare le tecnologie dell’H2 in ambito navale.

Una ‘vision’ dell’idrogeno che il gruppo pubblico italiano basato a Trieste racconta in questa intervista esclusiva ad Hydronews.

Su quali progetti, relativi all’utilizzo dell’idrogeno o di suoi derivati, sta al momento lavorando Fincantieri?

Fincantieri sta portando avanti dei progetti di ricerca riguardanti l’applicazione delle fuel cell alimentate a idrogeno e spera di poter installare a bordo di una nave il primo prototipo nei prossimi anni. Il gruppo si sta anche impegnando, insieme ai principali Registri, nella definizione delle normative applicabili all’idrogeno.

Inoltre, sta partecipando come capofila alla ricerca TecBia, finanziata dal MISE, la cui attività prevede, per i test del sistema in condizioni reali, la costruzione di una barca laboratorio di circa 20 metri, su cui sperimentare un sistema di generazione a fuel cell.

Con quali partner collaborate a riguardo?  

Tra le Università abbiamo partnership attive con Genova (UNIGE), Trieste (UNITS) e Napoli (UNINA). Come fornitori di feul cell ci sono invece Proton Motor, Nedstack e BloomEnergy, mentre per i sistemi idrogeno Siad e Tenaris.

Lavorate solo a progetti che prevedono l’utilizzo di fuel cell alimentate a idrogeno o guardate anche ad altre soluzioni, come per esempio l’ammoniaca?

Attualmente stiamo studiando soluzioni ad idrogeno puro (gassoso e liquido) come strada prevalente, ma non trascuriamo l’impiego di combustibili alternativi ricchi di idrogeno, inclusa l’ammoniaca.

Quali sono le principali sfide dal punto di vista tecnico?

Le criticità tecniche oggetto di studio sono diverse, e riguardano principalmente le caratteristiche intrinseche dell’H2.

La sua bassa densità, per esempio, comporta la necessità di serbatoi molto più grandi rispetto a quelli utilizzati oggi per i combustibili convenzionali. Inoltre l’idrogeno richiede temperature bassissime per mantenersi allo stato liquido, mentre sono necessarie pressioni molto elevate per lo stoccaggio allo stato gassoso. Infine la sua alta volatilità e il basso punto di combustione richiedono una particolare attenzione in relazione alle questioni legate alla sicurezza.

Per tali ragioni, la principale sfida è quella di sviluppare materiali speciali, adatti a gestire tutte queste particolari caratteristiche dell’H2.

Senza dimenticare poi tutte le problematiche non strettamente legate all’implementazione del sistema a bordo della nave, come la produzione di quantità di idrogeno sufficienti e soprattutto le costruzione di strutture portuali per il rifornimento dei mezzi navali.

Come vede, Fincantieri, il futuro dell’idrogeno nel settore navale, e che ruolo potranno giocare i finanziamenti pubblici in tale ambito?

Per adesso, l’idrogeno risulta l’unica soluzione che potrebbe condurre all’obiettivo ‘emissioni zero’, ma l’attuale livello di sviluppo delle tecnologie e la mancanza di regolamenti applicabili non permettono una previsione di impiego dell’idrogeno nell’immediato futuro.

Nonostante ciò, Fincantieri ritiene comunque indispensabile seguire e supportare lo sviluppo delle tecnologie al fine di valutare ed indirizzare la loro possibile applicazione in ambito navale. In quest’ottica risulta evidente l’importanza dei finanziamenti pubblici per accelerare questo processo di sviluppo.

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