Francioni (MSC Crociere): “Per le nostre navi studiamo l’uso di idrogeno, ma solo in forma liquida”

La Spezia – Per le navi da crociera, se sarà idrogeno, sarà solo e soltanto idrogeno liquido. O almeno questa è l’opinione di Michele Francioni, Senior Vice President di MSC Crociere, intervenuto sul tema in occasione del convegno ‘Green Hydrogen Gulf – Esperienze, opportunità e progetti’ organizzato a La Spezia da Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM) e Ticass con il patrocinio dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale.

Il manager (che prima di approdare alla shipping company della famiglia Aponte è stato per diversi anni uno dei massimi dirigenti del gruppo genovese RINA) ha ribadito che la società è fortemente motivata a ridurre l’impatto ambientale del proprio business e che per farlo guarda con attenzione anche all’idrogeno – come testimonia il memorandum d’intesa firmato la scorsa estate con Fincantieri e Snam – ma ha anche ammesso che le difficoltà non mancano lungo questo percorso: “Ad oggi non esistono fuel cell che, a fronte di una potenze adeguata alle necessità di una nave da crociera, abbiano dimensioni compatibili con l’installazione a bordo, quindi stiamo studiando con attenzione motori a combustione interna che siano in grado di bruciare un certo quantitativo di idrogeno, o anche idrogeno al 100%”.

Quello che è certo, per Francioni, è che “in ogni caso si ragiona soltanto sull’idrogeno liquido, per motivi legati all’occupazione degli spazi. Il volume occupato dall’idrogeno in forma gassosa, per quanto compresso, in rapporto al suo potere energetico, sarebbe del tutto incompatibile con le necessità operative di una moderna nave da crociera”.

Ovviamente la gestione di H2 liquefatto a bordo crea ulteriori sfide di carattere tecnico ed economico, nonché normativo, da superare, ma secondo il Senior Vice President di MSC Crociere non è questo l’ostacolo più grande sul percorso di diffusione dell’idrogeno come fuel zero-carbon nell’industria delle crociere.

“Ad oggi il vero problema è costituito dalla filiera di distribuzione e rifornimento di questo combustibile, che quanto meno in ambito marittimo è del tutto inesistente. Noi stiamo ragionando seriamente sull’opzione idrogeno, ma non potremo adottarla davvero fino a che non esisterà un’infrastruttura per il bunkeraggio sufficientemente diffusa e ramificata. È un tema che riguarda anche scelte politiche, che andrebbero fatta a livello almeno europeo, se non globale. Senza questo passaggio, le navi non potranno andare ad H2” ha concluso Francioni.