Gionata Aldeghi (Hunters Group): “Dalla filiera dell’H2 grandi opportunità occupazionali, ma bisogna partire subito con progetti di formazione specializzata”

Le nuove opportunità occupazionali generate dallo scale-up della filiera dell’idrogeno, in Italia, saranno notevoli, ma per poterle cogliere sono necessari programmi di formazione specializzata, che devono partire subito per non rischiare di restare indietro di trovarsi costretti – come sistema-Paese – a dover cercare risorse all’estero.

A fare il punto sulle attuali e future dinamiche occupazionali della value chain dell’H2 è Gionata Aldeghi, responsabile della divisione Renewables & Energy Efficiency di Hunters Group, società di ricerca e selezione del personale, che spiega ad HydroNews: “Attualmente l’idrogeno è ancora una nicchia e quindi il numero di professionalità sul mercato è limitato, ma entro i prossimi 10 anni gli occupati del settore aumenteranno del 40-50%. Entro il 2050, poi, i nuovi posti di lavoro creati dal comparto in Italia, secondo uno studio di The European House-Ambrosetti, arriveranno a 500.000”.

Per assecondare questa notevole potenzialità occupazionale, dovrà svilupparsi una cultura dell’idrogeno, analogamente a quanto successo nel recente passato in altri ambiti affini, come per esempio quello delle energie rinnovabili: “Ci servirà una nuova generazione di professionisti specializzati, e quindi sarà necessario un importante impegno in termini di formazione, che dovrà coinvolgere non soltanto le università, ma tutti i livelli e i soggetti coinvolti, comprese le aziende” sottolinea Aldeghi.

Se infatti diventa sempre più frequente, per i neolaureati di certe discipline, svolgere tesi e tirocini nel settore, “non bisogna tralasciare la formazione dei professionisti già attivi sul campo”.

L’esperto di Hunters cita ad esempio la figura del project manager, che deve gestire un progetto complesso in ogni suo aspetto: “Oggi, quelli che si stanno occupando, con questo ruolo, di iniziative riguardanti l’idrogeno molto spesso provengono dall’industria oil&gas, che presenta un certo grado di affinità. Ma anche per figure del genere è necessario un aggiornamento formativo focalizzato sulle peculiarità di un settore nuovo. Una volta fatto ciò – secondo Aldeghi – sarà anche più facile inserire profili junior provenienti da percorsi universitari specializzati”.

A doversi fare carico di delineare un’offerta formativa adeguata devono essere sia le imprese che le università, nonché tutti gli altri soggetti preposti a questo tipo di attività: “È una cosa che avverrà naturalmente, come successo per altri settori. Ma il tema centrale riguarda le tempistiche: dobbiamo partire subito, altrimenti rischiamo di restare indietro”.

Secondo il manager delle risorse umane, infatti, quando il mercato dell’idrogeno crescerà aumenterà di conseguenza la domanda di figure specializzate, e se il nostro Paese non avrà nel frattempo messo in campo un’offerta formativa adeguata, le aziende saranno costrette a cercare professionisti all’estero: “L’Italia ha una filiera tecnologia molto importante nel campo dell’H2, quindi il tema ci riguarda direttamente. Non dobbiamo farci trovare impreparati dal punto di vista della formazione” conclude Aldeghi.