Gli occhi di Mitsubishi sullo stabilimento Wartsila di Trieste, che potrebbe rinascere puntando sull’idrogeno

di Francesco Bottino

Lo stabilimento Wartsila di Trieste, a valle dello stop alla produzione di motori marini annunciato dalla multinazionale finlandese, potrebbe avere una nuova vita industriale grazie all’idrogeno. E questo grazie al coinvolgimento di due realtà molto diverse ma in qualche modo – pare – legate tra loro, ovvero la start-up bresciana H2 Energy e il colosso giapponese Mitsubishi.

La vicenda prende avvio durante la scorsa estate, quando Wartsila, uno dei primi operatori al mondo nel settore dei powertrain, specie per l’industria marittima, e delle turbine, annuncia l’intenzione di voler dismettere la produzione di motori per navi nello stabilimento di Trieste, per concentrarla in Finlandia, e di voler mantenere nel capoluogo giuliano soltanto attività residuali legate al service e al commerciale. Una razionalizzazione da cui sarebbero derivati, per ammissione della stessa azienda finlandese, esuberi per oltre 450 unità, sulle circa 750 impiegate in totale nel sito.

La decisione di Wartsila suscita polemiche, proteste sindacali e l’interessamento diretto delle istituzioni, dalla Regione Friuli-Venezia Giulia al Governo di Roma, fino a portare all’apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMI) con conseguente avvio di un processo per la cessione dello stabilimento.

A fine marzo scorso arrivano quindi sul tavolo del dicastero guidato da Adolfo Urso 3 proposte di acquisto: il Governo non svela l’identità degli interessati, ma secondo diverse ricostruzioni di stampa si sarebbe trattato del gruppo austriaco Christof, dell’azienda automotive brianzola IMR Industries e della citata start-up bresciana H2 Energy, con Mitsubishi – che a quest’ultima sarebbe direttamente legato, sempre secondo le medesime ricostruzioni – sullo sfondo.

Sembra poi che ad emergere sia proprio la candidatura di H2 Energy, ma con un impegno diretto e immediato del colosso industriale nipponico, chiamato in causa del Governo italiano secondo cui, da sola, la start-up tecnologica lombarda non avrebbe avuto le forze di gestire un dossier di tale entità.

Ecco allora che – secondo il quotidiano triestino Il Piccolo – Mitsubishi si fa avanti: la testata riferisce che un’offerta formale dovrebbe essere depositata al MIMI nei prossimi giorni, forse in concorrenza con quelle di Christof e IMR Industries, se anche loro vorranno continuare ad essere della partita.

A smuovere la corporation del Sol Levante sarebbe stato Javier Cavada, Presidente e CEO dell’area Europa, Medio Oriente e Africa di Mitsubishi, ma per oltre 16 anni top manager proprio di Wartsila, e quindi con una conoscenza diretta delle potenzialità dello stabilimento di Trieste, dove la multinazionale nipponica vorrebbe sviluppare progetti legati alla transizione energetica e in particolare all’idrogeno, con la partecipazione di H2 Energy.

Il focus per Trieste – scrive ancora Il Piccolo – sarebbe concentrato sulla produzione di elettrolizzatori e su turbine in grado di utilizzare miscele di H2 e metano, impianti che richiedono strutture industriali di un certo tipo, come quelle che l’impianto di Warstila potrebbe mettere a disposizione.

Pare necessario tuttavia raccomandare cautela nel maneggiare queste informazioni, poiché Il Piccolo, continuando nella sua ricostruzione, dopo aver ricordato (correttamente) che H2 Energy è nata a Brescia nel 2020 e recentemente ha completato un aumento di capitale da 7 milioni di euro, paventa per la start-up lombarda un futuro di forte espansione in ragione di una partnership con Hyundai che dovrebbe prevedere l’installazione in Danimarca di un elettrolizzatore da ben 1 GW progettato in proprio ma realizzato dall’americana Plug Power, con cui produrre idrogeno verde destinato ad alimentare i camion a fuel cell della casa automotive sudcoreana. Progetto che effettivamente esiste, ma che non riguarda la H2 Energy italiana, bensì la quasi omonima azienda svizzera H2 Energy AG.