H2IT presenta la sua ‘ricetta’ per una filiera italiana dell’idrogeno, “ma serve subito una strategia nazionale”

di Francesco Bottino

I vantaggi dell’idrogeno sono ormai noti ai più, e non riguardano esclusivamente la riduzione della CO2, per questo la Commissione Europea sta puntando molto sullo sviluppo dei un’economia dell’H2 e altrettanto stanno facendo diversi Stati membri con la definizione di piani nazionali. Un passo che l’Italia non ha ancora fatto, ma che deve compiere in fretta per poter sfruttare i suoi punti di forza, che non mancano.

A esprimere in modo chiaro e compiuto questo ragionamento è H2IT, l’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, che ha pubblicato oggi il suo ‘position paper’ sullo sviluppo di una filiera nazionale dell’idrogeno.

Il documento affronta innanzitutto lo scenario globale, sottolineando la caratteristiche positive dell’H2 come vettore energetico (che, oltre all’assenza di emissioni dannose in atmosfera, riguardano altri aspetti forse meno noti come “minori costi rispetto alle linee elettriche a parità di energia trasportata, tempi di rifornimento dei veicoli molto più brevi rispetto alle batterie a parità di autonomia, potenziale di ‘sector coupling’ “) ma mettendo anche in guardia sulle barriere ancora da abbattere per consentire il cosiddetto scale-up del settore. Tra queste, H2IT cita “costi elevati di tecnologie non ancora a piena maturità tecnologica; limitata diffusione di progetti dimostrativi sull’intera filiera; scarso sviluppo di capacità produttive e di una rete di infrastrutture; mancanza di un quadro regolatorio e normativo di riferimento e di una politica incentivante chiara; errata percezione di pericolosità da parte della popolazione (su cui servono campagne di sensibilizzazione)”.

Le soglie da raggiungere affinché l’idrogeno diventi competitivo con altre tecnologie energetiche sono delineati in modo puntuale nel dossier: il costo produzione deve scendere sotto 3 euro al kg, le efficienze di conversione devono superare il 75% per l’elettrolisi e il 55% per le celle a combustibile, la capacità di stoccaggio deve raggiungere l’ordine di diverse tonnellate, i cicli per celle elettrolitiche e/o a combustibile devono superare le 40.000 ore, il CAPEX per gli elettrolizzatori deve scendere sotto i 400 euro a kW, l’efficienza di ciclo di conversione diretta da solare deve oltrepassare la soglia del 20% e il costo energetico per stoccaggio (rif. 700 Bar) deve invece scendere al di sotto del 20%.

Definito quindi il contesto globale, l’associazione – guidata da Alberto Dossi, che è presidente del Gruppo Sapio – si concentra sull’Italia, che dallo sviluppo di un’economia dell’idrogeno potrebbe trarre grandi vantaggi. “Le grandi aziende italiane stanno investendo per aprire il mercato e possono garantire una leadership italiana nel mercato europeo e internazionale – scrive H2IT – mentre le start-up e le PMI nel campo dell’energia e nella fattispecie della produzione di ‘green hydrogen’, sono capaci di attrarre importanti investimenti dall’estero”. A testimoniare il ruolo di primo piano che il nostro Paese già sta svolgendo a livello continentale, nel ‘position paper’ si ricorda che “l’Italia è tra le prime nazioni europee per progetti finanziati ed importi trasferiti” in ambito idrogeno, un dato che “conferma l’elevata competenza tecnica del sistema industriale e scientifico, in grado di competere con successo a livello continentale e mondiale”. Un sistema in grado di dire la sua in tutti gli ambiti: “La produzione di componenti per la generazione, il trasporto, la distribuzione, lo stoccaggio e la trasformazione dell’idrogeno (in altri vettori energetici), contribuiranno alla creazione di valore e di know-how interno al nostro Paese. Inoltre, tutto il mondo degli utilizzatori finali si evolverà per utilizzare questo vettore energetico creando nuove opportunità di competitività per le aziende italiane e rafforzando anche i rapporti internazionali”.

Se quindi ricerca e industria sono già pronte, ciò che serve ma che ancora manca è “la messa in campo di un programma coordinato che veda nell’idrogeno un punto importante della strategia nazionale”, basato su un approccio “focalizzato, specifico e soprattutto incrementale, sia in ottica attuativa che temporale, che tenga in considerazione una serie di azioni costitutive”.

A questo punto, nel suo documento (che può essere consultato integralmente a questo link: https://www.h2it.it/il-position-paper-di-h2it-su-una-strategia-idrogeno-italiana/) H2IT delinea tutta una serie di azioni di intraprendere e di ambiti in cui intervenire, che nell’auspicio dell’associazione dovrebbero fare da base alla tanto invocata azione politica del Governo in tema di idrogeno.

Le indicazioni riguardano le azioni di natura strategica, le azioni di potenziamento della filiera industriale e le azioni progettuali prioritarie. Un dettagliato decalogo, redatto dagli ‘addetti ai lavori’, da cui l’esecutivo di Giuseppe Conte potrebbe trarre molti spunti per la definizione di un piano italiano dell’H2, che tutta la nascente community dell’idrogeno attende ormai con una certa impazienza.

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