Hydrogen Europe plaude al voto del Parlamento UE che introduce nella RED II nuovi target per l’idrogeno rinnovabile

Il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, ha sostanzialmente approvato quanto già definito lo scorso luglio dal Comitato Industry, Research and Energy (ITRE), in relazione alla posizione che l’assemblea assumerà – nell’ambito del confronto che ora si dovrà aprire con la Commissione e con gli altri organi di Governo dell’Unione – in relazione alla revisione della Renewable Energy Directive II (REDII), confermando quindi nuovi target più ambiziosi in materia di sviluppo delle energie rinnovabili e di penetrazione dell’idrogeno nei settori dei trasporti e dell’industria ‘hard to abate’.

Una presa di posizione accolta con favore da Hydrogen Europe, la lobby europea dei player della filiera dell’H2, che ha definito quella di oggi “una giornata storica per l’idrogeno”.

L’assemblea di Strasburgo ha stabilito l’obbiettivo di raggiungere una quota di energia rinnovabile pari al 45% del mix continentale entro il 2030, e – nel quadro del REPowerEU (che prevede la fornitura di 20 milioni di tonnellate annue in Europa entro la stessa data, di cui la metà prodotte internamente e l’altra metà importate) – ha fissato dei target vincolanti di diffusione in diversi settori.

In particolare, il Parlamento ha disposto che i renewable fuels of non-biological origin (RFNBO) dovranno costituire il 5,7% di tutti i fuel utilizzati nel 2030, mentre l’industria ‘hard to abate’ dovrà aver raggiunto il 50% del suo percorso di transizione verso l’H2 (per raggiungere poi il 75% entro il 2035). Inoltre, il settore dei trasporti dovrà aver ridotto del 16% le sue emissioni di gas serra entro il 2030.

Tutte misure che, se dovessero essere effettivamente incorporate nella RED II ‘revisionata’ (la cui formulazione finale – è bene ricordarlo – sarà il frutto del confronto con la Commissione di Bruxelles), secondo Hydrogen Europe “aiuterebbero lo sviluppo del settore dell’idrogeno” rendendo questo vettore energetico “una componente chiave della strategia europea in tema di energia green”.

Inoltre, secondo l’associazione, è “un bene che il principio dell’addizionalità (dell’energia rinnovabile necessaria ad alimentare gli impianti di elettrolisi; ndr) sia stato riportato sotto la potestà regolatoria del Parlamento, e non delegato alla Commissione nel suo Atto Delegato sulla RED II”, poiché questo, sottolinea Hydrogen Europe, “faciliterà l’implementazione di questo principio”, che l’organizzazione approva e supporta, ma riguardo la cui applicazione aveva espresso preoccupazioni legate all’effetto negativo che una sua interpretazione troppo rigida potrebbe avere sullo sviluppo di un’economica dell’H2 (posizione ben diversa da quella espressa sullo stesso tema, invece, da alcuni big dell’energia rinnovabile come Enel e Iberdrola; ndr)

Chiarito tutto ciò, la stessa Hydrogen Europe riconosce che i prossimi mesi saranno cruciali, “poiché il Parlamento e la Presidenza ceca dell’Unione dovranno finalizzare insieme alla Commissione la formulazione definitiva della RED II”.

L’associazione ha quindi espresso la sua approvazione anche rispetto all’annuncio fatto oggi dalla Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen riguardo la prossima costituzione di una European Hydrogen Bank dotata di 3 miliardi di euro da investire, “cifra che costituisce un buon punto di partenza ma che noi puntiamo a far aumentare”. “Questo è stato un altro giorno storico per il settore dell’idrogeno in Europa e a livello globale” ha dichiarato il CEO di Hydrogen Europe Jorgo Chatzimarkakis. “I target vincolanti fissati per l’H2 rinnovabile e la creazione di un quadro regolatorio semplificato sogno segnali forti da parte delle istituzioni europee riguardo la volontà di favorire lo scale-up dell’economia dell’idrogeno e ridurre così la nostra dipendenza dai fuel di origine fossile. Abbiamo bisogno di portare domanda e offerta di H2 ad un giusto equilibrio e la European Hydrogen Bank può essere lo strumento giusto per riuscirci”.