Hydrogen Europe studia costi e benefici di una nuova pipeline per trasportare idrogeno tra Egitto, Grecia e Italia

di Francesco Bottino

Una nuova pipeline, dedicata al trasporto di idrogeno ‘green’ tra Egitto, Grecia e Italia, richiederebbe un investimento iniziale molto elevato, ma consentirebbe di movimentare il gas con costi decisamente competitivi, costituendo anche la modalità ottimale per impiegare le energie rinnovabili che potranno essere prodotte in Nord Africa.

E’ questo uno dei tanti argomenti affrontati dall’organizzazione internazionale Hydrogen Europe (di cui fa parte anche l’associazione italiana H2IT) nel suo 2x40GW Green Hydrogen Initiative Paper di recente pubblicazione.

Il documento analizza nel dettaglio le caratteristiche della 2x40GW Green Hydrogen Initiative, piano di azione delineato dall’associazione – che prevede un investimento di 20 miliardi di euro da effettuare nel corso dei prossimi 5-10 anni per installare 80 GW di nuova capacità di elettrolisi , destinata ovviamente alla produzione di idrogeno verde – a cui il Vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmersman ha recentemente manifestato il suo sostengo.

Il dossier delinea una road-map per installare 40 GW di capacità di elettrolisi in Europa entro il 2030 e altri 40 GW in Nord Africa e Ucraina (per questo il nome ‘2×40 GW’), di cui 7,5 GW, in termini di idrogeno prodotto, destinati al consumo locale e 32,5 GW per l’export verso l’UE. Se questa nuova capacità verrà installata, in parallelo col necessario incremento di produzione di energia rinnovabile per alimentare il processo di elettrolisi – scrive Hydrogen Europe – sarà possibile produrre idrogeno sufficiente per abbattere le emissioni di CO2 di 82 milioni di tonnellate all’anno all’interno del territorio dell’Unione Europea.

Una parte importante del documento riguarda poi le modalità di trasporto dell’idrogeno, relativamente al quantitativo prodotto al di fuori dei confini europei, e in questo scenario l’Italia avrebbe un ruolo determinante.

Se infatti l’attuale rete di gasdotti utilizzata per il metano potrà essere impiegata – con interventi di adattamento tutto sommato contenuti – anche per il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno (l’italiana Snam è stata tra le prime aziende europee a svolgere test in questa direzione), Hydrogen Europe auspica anche la costruzione di una seria di nuove infrastrutture dedicate, tra cui una pipeline che collegherebbe l’Egitto, uno dei futuri centri di produzione dell’idrogeno verde nello scenario immaginato dall’associazione, con la Grecia e quindi con il Belpaese.

Importare dal Nord Africa l’energia rinnovabile prodotta in loco tramite un sistema di connessioni di cavi elettrici sarebbe infatti ben più costoso, rispetto al trasporto di idrogeno (prodotto con elettrolisi utilizzando la stessa energia rinnovabile) via pipeline. In quest’ottica, secondo il ‘paper’, si potrebbero sfruttare almeno parzialmente i gasdotti esistenti, ma sarebbe necessaria le realizzazione di una nuova condotta dedicata all’idrogeno.

Per costruire una nuova pipeline ad alta capacità tra Egitto, Grecia e Italia, lunga 2.500 Km, con 66 GW di capacità, costituita da due condotte parallele di 48 pollici ciascuna, sarebbe necessario un investimento di 16,5 miliardi di euro. Con un fattore di carico di 4.500 ore, potrebbero essere trasportati ogni anno 7,6 milioni di tonnellate di idrogeno, ad un costo che Hydrogen Europe stima in 0,2 euro a Kg di H2, considerato “una frazione ragionevole del costo totale di consegna dell’idrogeno”.

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