I big europei dell’energia: servono dazi per disincentivare l’import di idrogeno exrta-UE ad alto tasso di CO2

Un mercato globale dell’idrogeno non è ancora nato e c’è già chi chiede l’introduzione di barriere commerciali per tutelare i produttori europei.

A farlo sono alcuni big dell’industria energetica continentale, tra cui l’italiana Enel, che basano la loro richiesta non tanto su un approccio protezionistico, quanto su considerazioni legate alla sostenibilità ambientale.

Enel, EDF (Francia), Iberdrola (Spagna), Orsted (Danimarca), EDP (Portogallo) McPhy (Francia), insieme all’Energy for Generations Fund (ESB) e all’European Association for the Storage of Energy (EASE), hanno infatti inviato una lettera ai vertici della Commissione Europea – pubblicata dal sito di informazione Euractive e datata 29 giugno – in cui si chiede che il settore dell’idrogeno venga inserito nel Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) di prossima definizione.

Si tratta di un intervento previsto nell’ambito della revisione del sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS UE) sulla CO2 che al momento – secondo le bozze circolate – si applicherebbe soltanto all’importazione di acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio ed energia elettrica a partire dal 2023, con l’obbiettivo di disincentivare l’acquisto di prodotti extra-UE con un’elevata impronta carbonica.

I firmatari della missiva sono convinti che questo tipo di accortezza sia necessaria anche per limitare e scoraggiare l’import di idrogeno prodotto con fonti fossili da Paesi extracomunitari.

“Considerando che molti Stati membri dell’UE, nelle loro strategie nazionali sull’idrogeno, hanno già esplicitato la necessità di importare H2 per coprire la domanda interna, appare fondamentale garantire che il vettore d’importazione rispetti gli standard europei, soprattutto in termini di emissioni di CO2” si legge nel documento.

Esiste infatti il rischio di “che l’idrogeno importato abbia un’elevata impronta carbonica, condizione che sarebbe in aperto contrasto con quanto stabilito dalla EU Hydrogen Strategy e dall’EU Green Deal”.

Ma il tema non ha risvolti solo ambientali: nei pensieri dei firmatari c’è anche una preoccupazione di carattere più strettamente commerciale, ovvero che queste importazioni “possano introdurre una concorrenza sleale nei confronti della nascente produzione europea di idrogeno pulito, minando il processo di costruzione di una value chain dell’H2 nel Vecchio Continente”.

Per evitare, o quantomeno limitare, questi rischi, i firmatari concludono quindi la loro lettera chiedendo che anche l’idrogeno venga incluso nel Carbon Border Adjustment Mechanism di prossima definizione.

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