I produttori europei di elettrolizzatori scrivono a Bruxelles: serve una maggiore protezione dalla concorrenza sleale cinese

Come riportato nei giorni scorsi da alcuni media internazionali – tra cui Financial Times e Reuters – diversi dei principali produttori europei di elettrolizzatori hanno scritto una lettera alla Commissione Europea per richiedere una serie di misure in grado di garantire una maggiore protezione della filiera industriale europea delle tecnologie per l’H2 green rispetto alla concorrenza – considerata spesso sleale – dei competitor asiatici, e cinesi in particolare (ma ci sono anche India e USA che minacciano seriamente il primato europeo).

Lo ha confermato l’azienda norvegese Nel Hydrogen, uno dei firmatari della lettera – qua il testo completo – insieme ad altri nomi di primo piano del settore come thyssenkrupp nucera, McPhy, Siemens Energy, Topsoe, John Cockeril e il gruppo italiano RINA (che non produce direttamente impianti, ma è attivo nella consulenza a 360° in materia di idrogeno), solo per citarne alcuni.

I firmatari chiedono anche maggiori standard ‘Made in Europe’ per la filiera delle tecnologie per l’H2.

“Se non creiamo domanda per le tecnologie europee in Europa, sprecheremo una grande occasione per la nostra industria” ha commentato Håkon Volldal, Presidente e CEO di Nel Hydrogen.

Uno dei messaggi chiave della missiva riguarda il fatto che i sussidi cinesi per le aziende statali attive nella filiera dell’idrogeno – le quali possono operare diversi anni in perdita, senza conseguenze, e beneficiare di prestiti governativi a tasso zero – possono distorcere la concorrenza e porre i produttori europei in una condizione di forte svantaggio.

La spinta verso criteri di resilienza europea è finalizzata a supportare la creazione di una solida value chain in UE e a sostenere l’ambizione del Vecchio Continente di diventare un leader globale delle tecnologie per l’idrogeno rinnovabile.

Anche perché – come viene sottolineato nella lettera – per raggiungere il target di 10 milioni di tonnellate di produzione interna di idrogeno verde entro il 2030, contenuto nel REPowerEU, saranno necessari 90-100 GW di capacità di elettrolisi installata, che significa 10 volte l’attuale capacità di produzione di elettrolizzatori in funzione in Europa.

E secondo i sottoscrittori il Vecchio Continente non può permettersi di sostituire una dipendenza energetica con una dipendenza tecnologica, da Paesi ancora una volta non sempre affidabili e ‘amici’.

Per scongiurare quella che viene definita una “minaccia reale”, i produttori europei di elettrolizzatori chiedono quindi che nella seconda asta della Europea Hydrogen Bank, che si svolgerà il prossimo autunno, vengano inseriti maggiori vincoli sulla produzione e sull’assemblaggio della componentistica degli impianti, per fare in modo che le risorse derivanti dalla tesse dei cittadini dell’Unione vengano distribuite a beneficio di una filiera industriale interamente europea. Questo anche per evitare gli errori già commessi nel recente passato: secondo i firmatari, infatti, meno della metà dei progetti finanziati nell’ambito della prima asta pilota svoltasi nei mesi scorsi prevede di utilizzare tecnologia ‘Made in UE’.

Gli estensori del documento auspicano quindi che la loro azione possa portare a nuove regole in grado di sostenere davvero l’intera filiera europea dell’idrogeno rinnovabile, aiutando i produttori europei di elettrolizzatori a far fronte all’agguerrita (e non sempre corretta) concorrenza cinese.