Idrogeno & acciaio: è Taranto la location individuata dal RINA per il progetto europeo HYDRA

di Francesco Bottino

La location in cui prenderà forma concreta il progetto europeo HYDRA, promosso e coordinato dal gruppo genovese RINA, sarà con tutta probabilità il polo siderurgico ex Ilva di Taranto.

A rivelarlo è stato il Presidente e CEO di RINA Ugo Salerno, intervenuto nel corso del webinar “Italia hub europeo dell’idrogeno – Un’opportunità da cogliere nell’ambito della decarbonizzazione”, organizzato dall’associazione Log-i-co.

L’iniziativa ha come obbiettivo – spiegava lo scorso febbraio alla nostra testata Antonio Lucci, Senior Business Development Manager Corporate di RINA – quello di creare un’infrastruttura dimostrativa, “ma di una scala industriale significativa” che contempli la produzione, lo stoccaggio e l’immissione di idrogeno nel ciclo produttivo dell’acciaio: non però il ciclo integrale classico, ma quello basato sul DRI, ovvero il direct reduced iron da utilizzare come materia prima per i forni elettrici, un sistema ad oggi non ancora utilizzato in Italia.

Secondo quanto ricostruito da HydroNews, il progetto – che vede la presenza di altri partner al fianco del RINA – è stato candidato al programma europeo IPCEI e si attende ancora una risposta definitiva da Bruxelles, quindi al momento non c’è nulla di certo, neanche la location.

Ma il luogo indicato dai promotori per realizzare questo impianto dimostrativo (che produrrebbe quindi una quantità limitata di acciaio, con lo scopo di sperimentare la tecnologia) sarebbe appunto lo stabilimento siderurgico di Taranto, come rivelato da Salerno, che – citando diverse iniziative su cui il gruppo lavora in relazione all’applicazione dell’H2 nell’industria – ha menzionato il progetto HYDRA “che prevede di utilizzare idrogeno per produrre acciaio a Taranto”.

L’intervento di Salerno ha spaziato tra vari temi, dai colori dell’idrogeno – “nella fase iniziale non si potrà prescindere dalla variante blu, che potrà essere prodotta dalla aziende internazionali storicamente attive nel settore dei gas tecnici, come Linde, Air Liquide e Nippon Gases, oggi peraltro già fornitori di H2 grigio” – alle potenzialità del trasporto via pipeline: “Come confermato da un recente studio di WEC Europe, l’Italia, come anche gli altri Paesi dell’UE, nei prossimi decenni dovrà importante da quelle aree del mondo dove il costo delle rinnovabili è più conveniente la maggior parte dell’idrogeno consumato internamente. E il tubo non sarà l’unica opzione per il trasporto, ma certamente la più efficiente”.

In quest’ottica, il nostro Paese è ottimamente posizionato, “grazie alla rete gestita da Snam, che è la più estesa e ramificata d’Europa. Con loro – ha ricordato Salerno – RINA sta lavorando ad una verifica della ‘hydrogen redayness’ dell’infrastruttura, che peraltro vanta anche connessioni già attive con il Nord Africa e il Medio Oriente, le aree dove prevedibilmente in futuro si concentrerà la maggior parte della produzione di idrogeno verde da rinnovabili”.

Un asset che diventerà sempre più strategico nella misura in cui la produzione di H2 passerà progressivamente da un modello di prossimità ad uno caratterizzato da grandi hub centralizzati, più distanti dai mercati di consumo.

Traiettoria di sviluppo della catena del valore ben rappresentata – nel corso del webinar – da Riccardo Bernabei, Head Hydrogen Project Origination and Delivery di Snam, che ha spiegato: “Nei prossimi 5 anni vedremo l’avvio di un primo nucleo del mercato dell’idrogeno, che sarà sostanzialmente locale e di fatto illiquido, circoscritto all’interno di cluster ben definiti”. La seconda fase, secondo Bernabei, prenderà corpo nel quinquennio successivo e sarà caratterizzata “dalla crescita del mercato, che diventerà semi-centralizzato e sempre più liquido, grazie all’interconnessione tra diversi cluster, che potrà avvenire tramite il ‘repurposing’ di parte delle rete esistente e anche tramite la creazione di una nuova infrastruttura dedicata all’H2”.

La fase 3 si estenderà per tutto il ventennio successivo, fino al 2050 quando – almeno nei piani delle istituzioni comunitaria – si raggiungerà l’obbiettivo ‘net-zero’, e vedrà lo sviluppo di un vero e proprio mercato globale, con “la connessione dei grandi poli di produzione ai mercati di destinazione europei tramite una prima dorsale dell’idrogeno la quale attraverserà l’Italia da sud a nord connettendosi poi alla rete continentale per tendere verso il modello di ‘backnone’ dell’H2 delineato dai principali TSO europei”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *