Idrogeno: all’Italia oltre un decimo di tutti i fondi europei erogati dalla FCH JU

Bologna – Un quota non indifferente dei fondi fino ad ora distribuiti dalla Fuel Cell and Hydrogen Joint Undertaking (FCH JU), partnership europea pubblico-privata che sostiene progetti relativi allo sviluppo delle tecnologie per l’idrogeno, sono arrivati in Italia.

L’organizzazione, ad oggi, ha infatti erogato poco più di 1 miliardo di euro, e il Belpaese ha beneficiato di sovvenzioni da questa fonte per 106 milioni di euro, oltre un decimo dell’ammontare complessivo. I progetti finanziati che vedono un coinvolgimento italiano sono stati 160, i beneficiari 119 e i coordinatori di progetti 16. Le iniziative riguardano sopratutto la ricerca, ma anche – per esempio – le infrastrutture per la mobilità ad H2.

Sono alcuni dei numeri forniti da Bart Biebuyck, Direttore Esecutivo della FCH JU, durante il suo intervento al convegno “Piani nazionali dell’energia, esperienze internazionali a confronto. Potenzialità e prospettive per un idrogeno sostenibile”, seminario di apertura dell’Hydrogen Energy Summit&Expo (HESE) in corso a Bologna.

Biebuyck ha poi sottolineato il potenziale dell’Italia in tema di sviluppo dell’idrogeno, assicurando che “nello scenario più ottimistico”, il Paese potrebbe raggiungere “entro il 2030 una capacità di elettrolisi installata pari a 6,7 GW, generando un conseguente valore aggiunto di oltre 3,5 miliardi di euro e creando 42.000 nuovi posti di lavoro”.

Dopo l’intervento di Alessandro Clerici, Presidente Onorario di WEC Italia, il Presidente di H2IT – Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile Alberto Dossi, nel suo video messaggio, ha ricordato i passaggi europei e italiani che hanno portato l’idrogeno al centro dei percorsi di transizione energetica, “dalla strategia dell’UE al pacchetto Fit for 55 fino alle risorse stanziate nel nostro PNRR, pari a 3,64 miliardi di euro”, il tutto in attesa che il Governo “pubblichi la Strategia nazionale, di cui per ora abbiamo solo le linee guida”.

D’altra parte, ha aggiunto Dossi, “è proprio alla politica che spetta la delineare una visione chiara dello sviluppo dell’idrogeno, sostenere la ricerca scientifica e anche definire un quadro normativo incentivante, in grado di indirizzare e accompagnare gli investimenti”. Dossi è comunque convinto che in Italia ci siano grandi potenzialità per dare vita ad una filiera completa, “dalla produzione al trasporti fino agli usi finali dell’H2. Abbiamo grandi aziende che possono trainare, ma anche moltissime PMI con grandissime competenze tecniche ed esperienza, il cui contributo sarà determinante”.

Sempre in rappresentanza di H2IT è quindi intervenuto anche Luigi Crema, Vicepresidente dell’associazione e Direttore del Centro Energia Sostenibile della Fondazione Bruno Kessler di Trento, che ha fornito una panoramica sull’attività dell’organizzazione e sulla varie strategie nazionali dei Paese dell’UE, analizzandone anche il potenziale impatto sui diversi settori economici.

Al convegno hanno partecipato inoltre Marta Marono Bujan, Coordinatrice Hydrogen Technologies del Research Center on Energy, Environment and Technology (CIEMAT) e membro della Spanish Hydrogen Association (AeH2), Alexandre Perrà, Vice Presidente di WEC Europe, e Catarina Sikow-Magny, Direttore ‘Green Transition and Energy System Integration’ della DG Energy della Commissione Europea.

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