Idrogeno dai rifiuti: NextChem (Maire Tecnimont) lancia ufficialmente MyRechemical

di Francesco Bottino

Produrre idrogeno e altre molecole green con un processo di trasformazione dei rifiuti plastici non riciclabili, un nuovo ‘petrolio’ che può essere sfruttato in un’ottica di economia circolare per decarbonizzare diversi settori economici come i trasporti e l’industria.

E’ sulla base di questa strategia che NextChem, la società specializzata nella transizione energetica del gruppo Maire Tecnimont, ha presentato ufficialmente – come anticipato da Hydronews – MyRechemical, newco interamente controllata dedicata alla valorizzazione chimica delle plastiche non riciclabili e ai processi ‘Waste to Chemical’.

“L’obbiettivo è quello di concentrare gli sforzi su questa innovativa tecnologia promuovendola sul mercato, che potenzialmente è molto vasto” spiega a Hydronews Giacomo Rispoli, già Responsabile del business ‘Waste to Chemical’ in NextChem, professionista di lunga esperienza nel settore oil&gas con ruoli di vertice in grandi corporation come l’Eni, e da oggi Amministratore delegato di MyRechemical,

La piattaforma sviluppata dal gruppo Maire Tecnimont si basa sulla conversione chimica del carbonio e dell’idrogeno contenuti nei rifiuti (plasmix, CSS, frazione secca) mediante ossidazione parziale e successiva purificazione, da cui si ottiene un gas di sintesi a basso contenuto carbonico, in grado di essere convertito, con opportune estensioni di processo, in idrogeno, metanolo, etanolo e derivati, prodotti a più basso tenore di carbonio rispetto a quelli da fonti fossili, che possono essere ricompresi nella categoria dei carburanti ad alta sostenibilità.

“Questo tipo di soluzione unisce due grandi vantaggi” assicura Rispoli. “Consente infatti di riutilizzare, immettendoli nuovamente nel ciclo economico, rifiuti che altrimenti sarebbero stati inviati al termovalorizzatore, evitando così l’immissione di grandi quantità di CO2 in atmosfera, e al contempo di produrre idrogeno o altri combustibili a basso impatto ambientale, il tutto a costi competitivi”.

Usando i rifiuti come base di partenza, infatti, “la materia prima non è un costo, ma anzi una voce di ricavo poiché si viene pagati per smaltire in questo modo rifiuti che altrimenti non avrebbero altri impieghi. Sommando questo all’efficienza della tecnologia messa a punto da NextChem e oggi diventata il ‘core-business’ di MyRechemical, siamo in grado di produrre idrogeno low-carbon a prezzi molto competitivi, non troppo distanti da quelli dell’H2 tradizionale, ovvero la cosiddetta modalità ‘grigia’, ma con un impatto ambientale decisamente minore”.

Il sistema messo a punto dal gruppo italiano per produrre idrogeno, che Rispoli definisce “uno strumento di transizione utile nel periodo di passaggio dall’H2 derivato da idrocarburi a quello completamente green generato dall’elettrolisi dell’acqua alimentata con energia rinnovabile” si basa su una materia prima di cui c’è enorme abbondanza, “anzi, il problema è proprio che abbiamo troppi rifiuti e non riusciamo a smaltirli, soprattutto in Italia”, e genera consumi energetici soprattutto elettrici, “quindi, col progressivo aumento delle rinnovabili nel mix nazionale, si riduce ulteriormente il già basso impatto ambientale del modello industriale che abbiamo delineato”.

Modello che peraltro, aggiunge l’AD di MyRechemical, “ha un tasso di rendimento decisamente elevato, nell’ordine del 10%. Da 200.000 tonnellate di rifiuti all’anno, che è il fabbisogno stimato per un nostro modulo standard, si possono generare circa 18.000 tonnellate di idrogeno, che poi può essere distribuito su larga scala per essere utilizzato come carburante pulito o destinato ad altri scopi”.

Le applicazioni sono molteplici: “Noi guardiamo a quei settori già maturi, che sono chiamati ad agire attivamente per decarbonizzare le proprie attività. In primis ci sono le raffinerie, che hanno già le competenze e spesso anche le strutture per poter gestire facilmente questo tipo di tecnologia, che è una novità assoluta a livello mondiale”. E infatti i primi accordi per sviluppare questo modello NextChem li ha firmati con l’Eni per le raffinerie di Venezia (dove verrà prodotto idrogeno), Livorno (dove si produrrà metanolo, sempre dai rifiuti) e Taranto, “dove lo studio è ancora in una fase preliminare ma prevede una possibile integrazione nel ciclo anche del polo siderurgico”.

L’industria dell’acciaio, che ha un grosso problema di impatto ambientale da ridurre, è infatti un altro dei potenziali mercati a cui guarda con interesse la neonata MyRechemical, già molto attiva a livello commerciale: “Non posso fare i nomi, per evidenti ragioni di riservatezza, ma ci hanno già dimostrato il loro interesse molte importanti aziende internazionali. Parliamo di major energetiche estere con sede in Italia o in Europa. Ma l’attenzione arriva anche dalle multi-utility dei rifiuti, che sono molto interessate a capire che possibilità di sono per sostituire, o quanto meno per integrare, i termovalorizzatori con impianti che siano in grado di convertire i rifiuti in molecole utili e poco inquinanti, invece che bruciarli generando grandi quantità di CO2” conclude Rispoli.

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