Idrogeno e CCS nella strategia di decarbonizzazione della major norvegese Equinor

La compagnia energetica statale della Norvegia, Equinor (ex Statoil), ha pubblicato oggi la sua nuova strategia per decarbonizzare il proprio business, che prevede diverse linee d’azione indirizzate soprattutto verso lo sviluppo delle energie rinnovabili, della produzione di idrogeno e delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2.

Gli obbiettivi di Equinor, in tema di transizione, sono già chiari, e fissano un target di riduzione dell’intensità carbonica netta del 40% entro il 2035, come passaggio intermedio per arrivare a ‘net zero’ entro il 2050.

Inoltre, la major scandinava intende destinare a soluzioni rinnovabili e low carbon il 50% degli investimenti lordi annuali entro il 2030 (dal 4% circa del 2020).

In particolare, Equinor programma di investire 23 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2026 sullo sviluppo della produzione di energia rinnovabile, per arrivare a disporre entro il 2030 di una capacità compresa tra i 12 e i 16 GW.

Il gruppo, come detto, punta a sviluppare anche i nuovi business dell’H2 e della CCS: “La transizione energetica – si legge nella nota della compagnia – rappresenta per Equinor un’opportunità di sfruttare la propria posizione di leadership nella gestione del carbonio e dell’idrogeno, e di favorire la crescita di questi mercati”. A tal proposito, entro il 2035 Equinor intende arrivare a disporre di una capacità di stoccaggio della CO2 compresa tra i 15 e i 30 milioni di tonnellate all’anno e di essere in grado di rifornire di idrogeno dai 3 ai 5 cluster industriali.

Per quanto riguarda la CCS, nel luglio scorso il Governo norvegese aveva stanziato ben 2 miliardi di euro per finanziare progetti in questo filone, mentre sul fronte dell’H2 Equinor è già molto attiva a livello internazionale con iniziative relative sia alla variante blu (in Gran Bretagna), sia a quella verde (col progetto olandese NorthH2).

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