Idrogeno nelle reti del gas: l’agenzia europea ACER passa in rassegna il quadro normativo dei diversi Stati membri dell’UE

Quanto idrogeno si può immettere – dato l’attuale quadro normativo – nei sistemi di trasporto del gas dei Paesi membri dell’UE? E come la situazione evolverà nei prossimi anni, alla luce dei piani di sviluppo dei network messi a punto dalle rispettive autorità competenti?

È su queste tematiche hce si concentra l’opinione (nel senso di un parere formale, pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale Europea e consultabile integralmente a questo link) formulata dall’Agency for the Cooperation of Energy Regulators (ACER) dell’UE, in cui l’ente ha preso in esame i più recenti network development plans (NDP) e li ha comparati con il Ten-Year Network Development Plan dell’Unione Europea (EU TYNDP).

Innanzitutto, emerge dal sondaggio realizzato da ACER che i TSO sottoposti alla giurisdizione di 19 delle 26 autorità nazionali competenti che hanno partecipato alla ‘survey’ (quindi il 73% del totale) non consentono ad oggi – per limiti di carattere normativo – l’immissione di H2 nelle loro reti. Pratica che è autorizzata ad oggi soltanto in un numero limitato di Stati membri dell’Unione, e comunque per quantitativi decisamente modesti.

Il Paese maggiormente permissivo in questo senso è la Germania, che consente l’immissione di un quantitativo di idrogeno nella rate del gas pari fino al 10% della miscela complessiva.

Seguono la Francia, con un limite del 6%, la Spagna e l’Austria, entrambe con una soglia del 5%. Ci sono poi altri 5 Stati in cui il quantitativo di H2 che è possibile immettere in rete, in blending col metano, è decisamente più basso: Italia e Lituania si fermano al 2%, Lettonia e Irlanda allo 0,1% e Olanda allo 0,02%. La Slovacchia ha poi una situazione particolare: se infatti è consentita la presenza di un quantitativo fino al 2% di H2 nel gas naturale importato, l’idrogeno non può però essere immesso direttamente in rete.

Per quanto riguarda le motivazioni di questi limiti, ogni autorità nazionale ha fornito ad ACER il suo punto di vista. L’Italia, nello specifico, ha spiegato che “il 2% è un valore precauzionale individuato per preservare principalmente i siti di stoccaggio sotterraneo del gas e anche gli impianti di utilizzo degli end-user.

Fotografata la situazione attuale, l’approfondimento realizzato da ACER si concentra quindi sul futuro, sottolineando come i piani di sviluppo delle reti (NDP) di 9 autorità nazionali prevedano già investimenti e interventi di adattamento dei network per poter gestire un quantitativo maggiore di idrogeno, mentre altri 14 Stati membri hanno intenzione di muoversi in questa direzione (anche se non lo hanno ancora messo nero su bianco nelle rispettive strategie).

Soltanto Polonia e Portogallo, però, hanno già definito dei target precisi per il quantitativo di H2 nelle reti che i loro TSO dovranno raggiungere: rispettivamente 10% e 10-15% entro il 2030.