Il costo degli elettrolizzatori sta aumentando, invece che diminuire, secondo l’ultima analisi di BloombergNEF

Nel 2023 il costo di produzione e installazione di un impianto di elettrolisi, invece che scendere rispetto all’anno precedente – come prevedevano tutti i principali analisti – è aumentato di oltre il 50%, e questo in ragione di numerosi fattori che vanno dall’inflazione al maggior costo di acqua ed energia elettrica fino ai ritardi nella partenza dei progetti di larga scala.

Ad analizzare questa dinamica, smentendo di fatto le sue stesse previsioni formulate oltre un anno fa, è la società americana BloombergNEF, che nel suo recente report ‘Electrolyser Price Survey 2024’ ha raccolto ed elaborato dati provenienti da 50 aziende del settore attive in Cina, USA ed Europa.

Come riferisce la testata specializzata Hydrogen Insight, oltre al maggior prezzo di mercato di materiali e forniture, sull’incremento dei costi, o in ogni caso sulla loro mancata riduzione, ha influito pesantemente il ritardo con cui, a livello globale, stanno trovando applicazione le politiche di sostegno alla filiera dell’H2, e di conseguenza con cui si sta realizzando lo scale-up dei progetti che dovrebbero consentire ai produttori di elettrolizzatori di raggiungere economie di scala tali da generare un abbassamento generalizzato dei costi finali.

In conseguenza di tutti questi fattori, sempre secondo l’analisi di BloombergNEF, il costo di un impianto di elettrolisi (in termini di capex) invece che scendere del 10% all’anno a partire dal 2023, come ipotizzato dalla stessa società americana a fine 2022, lo scorso anno è aumentato del 57% in media.

E ciò è avvenuto in tutti i principali mercati del globo, anche se la differenza, in termini di prezzo finale di un impianto, è ancora molto marcata tra Oriente ed Occidente: il prezzo medio di un sistema completo (quindi comprensivo di stack e di balance of plant) prodotto in Cina è pari a circa 600 dollari a kW, mentre per un impianto di produzione europea o americana si arriva fino a 2.500 dollari a kW.

Tutta la filiera, per il momento, risulta bloccata: i progetti di larga scala (che avrebbero dovuto avere un impatto positivo sui prezzi, facendoli scendere) sono ancora in attesa dalla FID, che non verrà presa dai promotori fino a che non saranno ufficiali i primi risultati delle aste europee (European Hydrogen Bank e H2Global in Germania) e non saranno emanati i regolamenti attuativi sui sussidi all’idrogeno verde negli USA.