Il gruppo Ankorgaz lancia Hydro2Move, nuova piattaforma per investire nell’idrogeno verde

Ankorgaz – gruppo fondato nel 2011 da Antonio Barani– ha deciso di guardare anche al nascente settore dell’idrogeno, lanciando ufficialmente Hydro2Move.

“Vogliamo continuare a concentrarci sul mercato della mobilità, che è sempre stato il nostro core-business, prima con la fornitura di gasolio e GPL, poi di GNL e ora di biometano, ma abbiamo sentito la necessità di guardare anche al futuro dell’azienda, con l’obbiettivo di contribuire, nel nostro piccolo, alla decarbonizzazione della logistica. Un settore che, a livello globale, impatta per il 9% sulle emissioni di CO2” spiega Barani ad HydroNews.

E nel decidere dove “piantare il seme” del futuro di Ankorgaz, la scelta è caduta sull’H2: “Sono ben consapevole che l’utilizzo dell’idrogeno, specie in ambito mobilità ma non solo, presenta attualmente una serie di problematiche, prima fra tutte quella legata al costo del combustibile che, se parliamo di idrogeno verde, l’unico a cui noi vogliamo guardare, è ancora decisamente elevato”. Ma si tratta, secondo il giovane imprenditore lombardo (che ha fondato Ankorgaz a soli 27 anni), di ostacoli tutt’altro che insormontabili: “Oggi la sensibilità politica rispetto ai temi ambientali è molto più forte che in passato, e l’Unione Europea ha fatto una scelta chiara individuando l’idrogeno come uno dei pilastri del Green New Deal. La consistente mole di risorse europee , che verrà investita in questo settore contribuirà ad accelerare la dinamica discendente del costo dell’H2 green”.

Ma il sostegno pubblico, pur fondamentale, non può bastare da solo e realizzare il cosiddetto ‘scale up’ di un nuovo settore. Servono infatti anche iniziative concrete, ed è per questo – prosegue Barani – “che, dopo 3 anni di attento studio della filiera dell’idrogeno, abbiamo deciso di lanciare Hydro2Move”.

Con questa nuova iniziativa, il numero uno di Ankorgaz ha però voluto adottare un differente paradigma: “Fino ad ora abbiamo agito prima come start-up noi stessi, e poi come incubatore di altre start-up, che abbiamo aiutato a nascere e a crescere, per poi uscire del tutto o tenere delle quote di minoranza di queste società, a seconda dei casi”.

Hydro2Move, invece, agirà seguendo un diverso modello: “Svilupperemo due nostri progetti in ottica R&D, che non è detto arrivino poi alla fase di industrializzazione vera e propria, ma che ci consentiranno di studiare da vicino, e nel concreto, tutti gli aspetti e le eventuali problematiche legate allo sviluppo della filiera dell’H2. Ma il vero ‘core business’ della newco sarà quello di individuare società già esistenti, ancorché giovani, che abbiano sviluppato tecnologie innovative per l’utilizzo dell’idrogeno in ambito mobilità, e mettere a loro disposizione i propri capitali ma anche le nostre competenze come incubatore e acceleratore di nuove iniziative imprenditoriali, per aiutarle a crescere”.

Già diversi sono i dossier sul tavolo di Barani e dei suoi collaboratori, relativi a società internazionali con progetti ad alto potenziale nell’ambito dell’uso dell’idrogeno “non solo per la mobilità stradale, ma per esempio anche per la nautica da diporto. Le uniche discriminanti sono la natura rinnovabile dell’H2 e il suo impiego come carburante in motori a combustione interna, e non in sistemi di fuel cell”.

Come detto, poi, ci sono i due progetti che Hydro2Move seguirà direttamente: il primo prevede l’installazione di un impianto di rifornimento di idrogeno a Belgioioso (Pavia), dove la società Biomet sta già realizzando una fuel station di biometano: “l’obbiettivo non è quello di servire un mercato di mezzi ad H2, che, ne siamo pienamente consapevoli, ad oggi non esiste, ma invece quello di comprendere nel dettaglio tutti passaggi burocratici e le dinamiche di natura economia e operativa legate ad un progetto del genere. In modo da essere pronti a replicare lo schema se e quando si consoliderà una vera domanda per questo tipo di servizio”.

Con il secondo progetto – in fase ancor più “embrionale” – “stiamo valutando la possibilità di installare un elettrolizzatore presso il nostro centro di trattamento dei rifiuti di San Rocco al Porto (Lodi), che ricaverebbe energia rinnovabile da pannelli fotovoltaici posizionati sul tetto dei capannoni e utilizzerebbe l’acqua di processo dell’impianto, attualmente conferita al sistema fognario”.

In questo modo – sottolinea Barani – “inseriremmo la produzione di idrogeno verde in uno schema di economia circolare, liberando in atmosfera solo l’ossigeno generato dal processo di elettrolisi e utilizzando l’H2 per alimentare mezzi a zero emissioni”.

I piani di Hydro2Move sono quindi già chiari, come definita è anche l’architettura societaria: “Almeno per i primi 24 mesi non apriremo il capitale della nuova piattaforma ad altri soci privati. Le risorse con cui fare gli investimenti saranno le nostre, con l’eventuale contributo di investitori istituzionali potenzialmente interessati a sostenerci, con cui peraltro ci sono già trattative in corso” conclude Antonio Barani.

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