Il Parlamento UE: acciaio prodotto con idrogeno competitivo entro il 2030

L’acciaio ‘green’, prodotto con idrogeno verde in sostituzione del carbone, potrebbe diventare competitivo con quello tradizionale già entro il 2030, per effetto combinato della riduzione del costo di produzione dell’H2 generato tramite elettrolisi e dell’aumento del ‘costo’ della CO2 che renderebbe più caro l’acciaio prodotto con combustibili fossili.

E’ questa la conclusione a cui è giunto un recente studio realizzato sul tema dal Parlamento Europeo (consultabile per intero a questo link), il cui obbiettivo è quello di analizzare la possibilità, e le conseguenti dinamiche di costo, di una progressiva sostituzione del carbone utilizzato nell’industria siderurgica con l’idrogeno verde, per decarbonizzare un settore economico che genera il 4% di tutte le emissioni europee di CO2 e il 9% di quelle mondiali.

Il dossier premette innanzitutto che l’utilizzo di H2 nel ciclo siderurgico è tecnicamente già possibile e che non mancano progetti pilota, tramite cui sarà possibile affinare i procedimenti e anche consentire al Vecchio Continente di raggiungere e consolidare una leadership tecnologia in questo ambito.

Il tema centrale resta comunque quello dei costi: attualmente – si legge nel documento – produrre una tonnellata di acciaio costa circa 400 euro, di cui 50 euro derivanti dal costo del carbone impiegato. Sostituire il carbone con idrogeno verde, a costi attuali (3,6 euro a Kg), prevedrebbe una spesa aggiuntiva di 130 euro (180 euro per l’H2 necessario a produrre una tonnellata di acciaio, invece dei 50 euro per il quantitativo di carbone corrispondente) e comporterebbe quindi un maggior costo del prodotto finito di circa un terzo.

Un gap che tuttavia è destinato ad assottigliarsi nel corso dei prossimi anni: se davvero, come previsto, il costo di produzione di un kg di idrogeno verde, in ragione della crescente competitività dell’energia rinnovabile, dovesse scendere fino a 1,8 euro a Kg, allora una tonnellata di acciaio ‘green’ costerebbe solo il 10% in più della variante fossile.

Va tuttavia considerato – riporta lo studio – che il costo dell’acciaio tradizionale è invece destinato a crescere a causa del progressivo aumento del ‘pricing’ della CO2, il cui valore è determinato dalla quantità di ‘certificati’ rilasciati sul mercato dalla Commissione Europea nell’ambito EU Emissions Trading System. Il costo per tonnellata dell’anidride carbonica è già balzato da 5 a 20 euro nel 2018, quando Bruxelles aveva ridotto drasticamente i certificati in circolazione (in sostanza, la quantità di CO2 che è possibile emettere, disponendo del relativi certificati il cui valore sul mercato è di conseguenza aumentato), e verosimilmente continuerà a crescere. Per rendere l’acciaio prodotto con l’idrogeno più competitivo di quello prodotto con il carbone, tuttavia, il costo di una tonnellata di CO2 dovrebbe arrivare fino a 60 euro, e al momento non è possibile stabilire se e quanto questo potrà succedere.

Per realizzare compiutamente la transizione siderurgica, in ogni caso, sarà necessario incrementare la prodizione di energia rinnovabile di almeno il 20% rispetto a quella attuale, così da poter generare un quantitativo di idrogeno sufficiente a decarbonizzare l’industria europea.

Se ciò avverrà, gli effetti saranno molteplici: al netto degli evidenti benefici ambientali, che sono lo scopo primario di un eventuale switch di questo tipo, il Parlamento UE individua altre conseguenze, a partire da una progressiva riduzione della domanda globale di acciaio, che diventerebbe comunque più caro rispetto ai livelli attuali, e da una sua almeno parziale sostituzione con altre tipologie di materiale.

Inoltre, la diffusione dell’idrogeno nel processo siderurgico potrebbe mutare la geografia di questa industria: se oggi, infatti, i centri produttivi si sono sviluppati in prossimità delle forniture di carbone o comunque degli snodi logistici attraverso cui viaggia questa commodity, il passaggio all’H2 favorirebbe una ‘migrazione’ degli impianti verso le aree dove le energie rinnovabili sono maggiormente disponibili a costi più bassi, oppure in zone raggiunte dalle future infrastrutture di trasporto della molecola.

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