Il Presidente di Hydrogen Park Andrea Bos fa il punto sulla Banca dell’Idrogeno, dal ‘concept’ alle prospettive di sviluppo

di Francesco Bottino

La Banca dell’Idrogeno ha trovato il suo primo utente non lontano da casa, nel Comune di San Donà di Piave, ma il progetto lanciato dall’Hydrogen Park di Marghera ha ambizioni nazionali, puntando a diventare un aggregatore di iniziative in ambito H2 “che in Italia risulterebbe particolarmente utile e strategico considerando la piccola taglia della maggior parte dei progetti di produzione di idrogeno, a differenza di quanto sta avvenendo per esempio in Nord Europa, dove la scala delle iniziative è ben maggiore”.

A fare il punto, con HydroNews, è il Presidente dell’Hydrogen Park Andrea Bos, che ripercorre le tappe di sviluppo del consorzio nato nel 2003 a Marghera e costituito oggi dai soci Eni, Edison, Confindustria Veneto Est, Confindustria Veneto, Sapio, Decal e Berengo: “Oltre 20 anni fa queste aziende avevano capito che l’idrogeno sarebbe diventata una grande opportunità. Prima del 2016, come consorzio avevamo già sviluppato 12 progetti in ambito H2, per un valore complessivo di 21 milioni di euro”.

Una visione pionieristica, che ha portato oggi Hydrogen Park ad avere un’esperienza consolidata in questa filiera, apprezzata sul mercato: “Molte aziende che stanno sviluppando progetti sull’idrogeno ci chiedono una consulenza, e noi siamo disponibili. Non vogliamo porci in concorrenza con altri, ma svolgere il ruolo di aggregatore”.

Questo know-how ha portato Hydrogen Park a sviluppare il concetto di Banca dell’Idrogeno, che può contare sugli asseti industriali e logistici dei soci ma anche sulle competenze tecniche del consorzio: “Abbiamo un nostro software proprietario, in costante evoluzione ora anche tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che – spiega Bos – ci consente di mappare la dinamiche di produzione di un nuovo impianto di H2 green, e parallelamente di delineare il fabbisogno dell’utenza di riferimento, sia essa costituita da un impianto industriale o da una flotta per il TPL”.

Grazie a questo lavoro di analisi, emergono le inevitabili discrepanze tra l’andamento altalenante della produzione e le necessità di un approvvigionamento costante degli off-taker, ed è proprio qua che si inserisce la Banca dell’Idrogeno: “Grazie alla capacità produttiva e di stoccaggio dei nostri soci, che storicamente sono attivi nella filiera dell’idrogeno, siamo in grado di intervenire fornendo l’idrogeno necessario quando la produzione dell’impianto del nostro ‘cliente’ cala (per esempio nel periodo invernale, quando il fotovoltaico è meno produttivo), o al contrario ritirando i quantitativi di H2 in eccesso generati durante i picchi di produzione”.

Il ruolo della Banca, così come è stato immaginato dai suoi promotori, è quello di un polmone di compensazione, in grado di garantire la continuità di fornitura agli utenti che non possono avere ‘buchi’ nell’approvvigionamento del vettore energetico.

Questa capacità di integrare le forniture e assorbire gli eccessi, che Hydorgen Park può già mettere a disposizione dei clienti, è destinata a crescere esponenzialmente con lo sviluppo della Hydrogen Valley di Venezia, progetto sostenuto anche dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale che vede la partecipazione di Sapio (socio di Hydrogen Park) e che prevede l’installazione di un elettrolizzatore PEM per la produzione di H2 in loco entro la metà 2026 (il progetto è finanziato dal PNRR), ma anche l’avvio di un consistente flusso di import di idrogeno e ammoniaca green, sfruttando le competenze e le infrastrutture di Marghera “che è un polo petrolchimico e che dispone di un porto industriale con tutte le caratteristiche per diventare un hub di importazione di questo vettore energetico” assicura Bos.

A quel punto, la capacità della Banca dell’Idrogeno crescerà, e il suo raggio d’azione potrà estendersi su tutto il territorio nazionale, “con un’attenzione particolare al Sud, dove grazie all’abbondanza di energia rinnovabile potrà concentrarsi una parte importante della produzione nazionale di H2, a fronte tuttavia di una domanda che potrebbe non essere in grado di assorbire tutto l’output”. Ecco allora che di nuovo si aprirebbero spazi di manovra per la piattaforma sviluppata da Hydrogen Park: “Un sistema di questo tipo consentirebbe di aumentare l’efficienza della filiera, incentivando gli investimenti ed evitando la formazione dei cosiddetti ‘colli di bottiglia’ che possono costituire un ostacolo allo scale up del settore” conclude Bos.