Il ruolo dell’H2 nello scenario energetico al 2050 studiato dalla Energy Transitions Commission

L’idrogeno avrà un ruolo determinante nel futuro mix energetico di un’economia ‘zero-carbon’, e diventerà preponderante soprattutto come strumento per ridurre le emissioni dell’industria pesante e dei trasporti, soprattutto marittimi.

A disegnare uno scenario al 2050, questa volta, è la Energy Transitions Commission – think tank internazionale che raggruppa numerosi leader del settore dell’energia (compreso l’italiano Marco Alverà, CEO di Snam) impegnati nel raggiungimento dell’obbiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro la metà del secolo – che ha diffuso il dossier “Making Mission Possible Delivering a Net-Zero Economy”. Il ricco documento analizza in modo dettagliato l’evoluzione del comparto e le azioni da intraprendere per raggiugere il target della Net-Zero Economy, sottolineando come la meta sia a portata di mano solo se si sfrutteranno adeguatamente, e in combinazione tra loro, diverse tecnologie e strumenti: dall’elettrificazione all’idrogeno fino alle biomasse, insieme alla cattura e stoccaggio della CO2 (CCS).

Scendendo più nel dettaglio, il report propone uno schema di energy-mix al 2050, tarato sulle necessità di ogni comparto economico per poter essere ‘net-zero’. Ed è proprio da questo elaborato che si evince come il ruolo dell’idrogeno, significativo in ogni settore, sarà determinante per alcune filiere industriali storicamente considerate hard-to-decarbonize e anche difficilmente elettrificabili.

L’H2 garantirà infatti circa la metà dell’energia necessaria all’industria siderurgica, più del 30% a quella del cemento e della chimica feedstok, e del 25% per la chimica energy.

Per quanto riguarda i trasporti supererà il 20% nel trasporto pesante, e peserà per circa il 10% del mix energetico per il trasporto privato, per l’aviazione, per la ferrovia e per il trasporto marittimo.

Lo shipping, però, merita un discorso a parte: se infatti l’idrogeno puro avrà, secondo lo studio di ETC, un ruolo rilevante ma comunque marginale, a farla da padrone, con ben oltre il 50% del mix (secondo la IEA potrebbe arrivare fino all’80% entro il 2070), sarà l’ammoniaca, che dell’H2 è un derivato.

Ovviamente tutto ciò comporterà un notevole incremento della domanda globale di idrogeno, la cui produzione secondo il dossier della Energy Transitions Commissionm passerà quindi dagli attuali 60 milioni di tonnellate annue ad una cifra compresa tra i 500 e gli 800 milioni di tonnellate annue nel 2050, a seconda delle variabili considerate negli scenari di riferimento. Tutto questo solo per soddisfare il maggior utilizzo di H2 negli usi finali. Ma se l’idrogeno, come prevedibile, prenderà piede anche quale strumento di stoccaggio stagionale delle energie rinnovabili, secondo il dossier bisognerà tener conto di una produzione aggiuntiva compresa tra 80 e 110 milioni di tonnellate annue.

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