In Germania idrogeno al 56% del mix energetico entro il 2050: presto un piano nazionale

Il Governo tedesco punta a soddisfare il fabbisogno energetico primario del Paese (trasporti, elettricità, riscaldamento, industria) nel 2050, pari a 2700 terawattora all’anno, con l’idrogeno verde per il 56% del totale, affiancato da energie rinnovabili (29%) e gas naturale (15%).

E’ quanto si legge in un recente articolo del quotidiano tedesco Der Spiegel, secondo cui una grande quantità di questa energia dovrà per forza di cose arrivare dall’estero, sopratutto dall’Australia o dall’Africa del Nord, via nave sotto forma di ammoniaca o come idrogeno gassoso tramite pipeline.

Non tutto il fabbisogno di idrogeno potrà però essere coperto con importazioni, e quindi saranno necessari ingenti investimenti – che potrebbero essere sostenuti da un pacchetto di incentivi pubblici allo studio nell’ambito delle misure di rilancio dell’economia che verranno varate per contrastare la crisi del coronavirus – per incrementare la capacità di elettrolisi e anche la produzione nazionale di energia rinnovabile, il cui ammontare dovrà essere sufficiente a saturare il consumo diretto e ad alimentare le generazione di idrogeno verde.

Il Governo tedesco studia da mesi un piano nazionale per l’idrogeno, ma – secondo quanto riferito da Der Spiegel – un documento finale non è ancora stato approvato a causa dei dissidi interni tra i vari ministeri, sia sulla destinazione principale che il gas dovrà avere (trasporti, industria manifatturiera, ecc..) sia sull’ammontare della capacità di produzione necessaria.

A questo proposito, il ministro della ricerca federale Anja Karliczek ha esortato a fare presto, sostenendo che “nonostante la pandemia di coronavirus, non dobbiamo perdere altro tempo in materia di idrogeno”.

In ogni caso – secondo il quotidiano tedesco – sembra che ormai sia vicino un accordo nel Governo, e che un documento potrebbe essere varato nelle prossime settimane.

Il compromesso prevederebbe di destinare l’idrogeno verde in prima battuta all’industria chimica e ai veicoli commerciali pesanti, per poi estendere l’iniziativa al settore delle auto private in un secondo momento. Per quanto riguarda invece la capacità di elettrolisi necessaria, altro tema su cui non c’era convergenza tra i vari ministeri, sembra che si possa valutare l’ipotesi di fissare un target di 5 gigawatt da installare in impianti di terra, più altri 5 gigawatt in impianti offshore o sulla costa.

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