Industria e politica: il futuro delle auto a idrogeno in un dossier della Reuters

I big tedeschi dell’automotive, soprattutto BMW ma anche Audi, spingono sulla mobilità a batterie ma tengono un occhio sempre puntato sull’idrogeno, sviluppando parallelamente anche questo tipo di tecnologia le cui quotazioni, almeno dalle parti di Berlino e dintorni, potrebbero salire ulteriormente nel prossimo futuro in conseguenza dell’ingresso del partito ambientalista dei Verdi nella compagine governativa.

A fare il punto su questo articolato scenario, che coinvolge industria, tecnologia e politica, è l’agenzia Reuters, che ricorda innanzitutto l’impegno di BMW sul fronte dell’H2: la casa di Monaco ha già annunciato l’imminente lancio di un modello di SUV a idrogeno basato sulla X5, e secondo quanto riferito da Jürgen Guldner, Vicepresident del gruppo responsabile del ‘dossier idrogeno’, alla stessa agenzia stampa, già entro la fine del prossimo anno dovrebbe essere impegnata in varie sperimentazioni una prima flotta di 100 auto di questa tipologia.

Come precisa il top manager teutonico, indipendentemente da quale sarà il fattore trainante di questa tecnologia, la volontà politica o la domanda del mercato, BMW vuole farsi trovare pronta con modelli reali da lanciare sul mercato.

Una strategia non molto dissimile da quella di Audi, che avrebbe già messo insieme un team di 100 tra meccanici e ingegneri per lavorare allo sviluppo di sistemi di propulsione a fuel cell per conto non soltanto del marchio premium ma di tutto il gruppo Volkswagen (di cui la casa dei 4 anelli fa parte).

Al momento, a scommettere sull’idrogeno sono soprattutto i produttori di camion come Daimler Truck, Volvo Trucks e Hyundai, perché le batterie non sembrano adatte per diverse ragioni (autonomia, tempi di ricarica, occupazione dello spazio a bordo) al trasporto pesante su lunghe distanze, mentre al contrario sono le fuel cell ad essere ancora piuttosto complicate e costose per una diffusione su larga scala nella mobilità privata.

Ma è qua che – secondo l’analisi della Reuters – si inserisce la politica: se l’Unione Europea dovesse davvero vietare i combustibili fossili entro il 2035, o i Verdi tedeschi dovessero riuscire ad ottenere un ulteriore sostegno (che in Germania è già considerevole) per l’H2 nei trasporti, ecco che allora l’idrogeno potrebbe assumere un ruolo preponderante anche nel settore delle auto. Investire in questo filone fin da oggi, per i carmaker tedeschi (ma non solo), costituisce quindi una sorta di assicurazione rispetto all’evoluzione della situazione politica nazionale e comunitaria.

Secondo l’agenzia stampa, Mercedes-Benz avrebbe accantonato per il momento il progetto GLC F-CELL, ma l’idea di realizzare un SUV di media dimensione a idrogeno non è stata cancellata, quanto piuttosto messa solo in ‘stand-by’ e pronta a tornare sul tavolo se il contesto dovesse spingere in questa dimensione. “Al momento ci stiamo concentrando sulle batterie, ma siamo sempre in stretto contatto con i nostri truck-guys (i colleghi del reparto camion). La tecnologia a fuel cell a cui stanno lavorando è sempre disponibile, anche per noi” ha spiegato Jörg Burzer, capo della produzione del gruppo Daimler.

Anche secondo Joshua Cobb, auto analyst Fitch Solutions – citato nel report – l’ingresso dei Verdi nel Governo tedesco potrebbe accelerare la diffusione delle tecnologie a idrogeno nel settore delle auto private, senza considerare che la spinta verso queste soluzioni arriva anche da oriente, dove le giapponesi Toyota, Nissan e Honda e la sudcoreana Hyundai da anni lavorano allo sviluppo di auto a fuel cell e dove anche in Cina (primo mercato del mondo) i big dell’automotive, a partire da Great Wall Motor, stanno sempre più puntando sulle fuel cell.

In ogni caso, si tratta di un processo ancora lungo: secondo la società di analisi LMC nel 2030 le auto a idrogeno costituiranno soltanto lo 0,1% del mercato europeo, e un incremento sensibile delle vendite di questi modelli si inizierà a registrare non prima del 2035.

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