Industria, istituzioni e ricerca si confrontano sulle potenzialità dell’idrogeno al convegno di WEC Italia e AIDIC

di Francesco Bottino

Roma – La volontà politica, anche in Italia, sembra chiaramente indirizzata verso un sostegno diretto all’idrogeno come vettore in grado di decarbonizzare settori tradizionalmente difficili da elettrificare, dando così un contributo determinante al raggiungimento degli obbiettivi climatici definiti da Bruxelles.

Ma se sulla direzione strategica ci sono pochi dubbi, il discorso diventa molto più ampio e articolato quando si entra nel merito degli aspetti economici e tecnici, affrontando uno per uno tutti i segmenti della filiera dell’H2: dalla produzione al trasporto fino agli usi finali, il tutto in un contesto regolatorio che deve ancora adattarsi per rispondere alle necessità di un comparto in stato ‘embionale’.

Una ricchezza di argomenti, punti di vista e competenze andata in scena durante il convegno “Potenzialità della filiera dell’idrogeno nel contesto della transizione energetica”, organizzato a Roma da Mirumir e promosso da WEC (World Energy Council) Italia e AIDIC (Associazione italiana di ingegneria chimica), la cui seconda parte, dopo quella dedicata agli interventi istituzionali, ha visto confrontarsi i maggiori protagonisti dell’industria energetica nazionale.

Tra i temi più dibattuti quello del ruolo dell’idrogeno blu, prodotto con steam reforming del metano (SRM) e cattura della CO2 (CCS), che secondo Michele Ziosi, VP Institutional Relations Europe, Middle East, Africa and Asia Pacific di CNH Industrial, “sarà fondamentale per consentire in tempi rapidi la nascita e lo sviluppo di un mercato dell’H2, che nel lungo termine dovrà poi traguardare la variante ‘verde’ e zero carbon”.

Idrogeno verde che ad oggi – ha ricordato Marco Parigi, Piel Global Sales Manager di McPhy Italia, azienda francese (ma che ha uno dei suoi stabilimenti in provincia di Pisa) attiva nella produzione di elettrolizzatori basati su tecnologia alcalina – “costituisce una quota assolutamente minoritaria di tutto l’H2 prodotto a livello globale e destinato principalmente alle raffinerie e all’industria chimica, ma che proprio per questo dispone di un grande mercato potenziale da aggredire”.

Ma non ci sono solo idrogeno blu e idrogeno verde, come ha ricordato Gaetano Iaquaniello, Presidente di NextChem, società del gruppo Maire Tecnimont che ha recentemente presentato una propria tecnologia per produrre idrogeno da syngas generato tramite la gassificazione di rifiuti solidi non riciclabili: “Questa soluzione può lavorare in simbiosi con l’elettrolisi, per favorire la crescita del settore. Dobbiamo riuscire a integrare tecnologie convenzionali, per ridurre i costi, e innovazioni per accelerare la decarbonizzazione”.

Una tecnologia, quella di NextChem, che Eni inizierà presto ad utilizzare in alcuni dei suoi stabilimenti, nella convinzione – ribadita da Luigi Gargiulo, Sustainable Mobility Manager del ‘cane a sei zampe’ – che “saranno necessarie tutte le tipologie di idrogeno. Quella verde da sola non sarà sufficiente, almeno all’inizio: saranno fondamentali anche l’H2 blu e quello ricavato dai rifiuti”. L’idrogeno prodotto con SRM potrebbe poi offrire importanti opportunità all’Italia secondo Gargiulo, in relazione sopratutto al maxi progetto di cattura e stoccaggio della CO2 presentato proprio dall’Eni e chiamato Ravenna CCS.

Paolo Deiana, referente P2X ENEA, ha quindi illustrato le attività di ricerca dell’ente in tema di idrogeno e soprattutto in relazione ai sistemi di stoccaggio (tank a pressione, accumuli solidi come gli idruri o liquidi come l’ammoniaca) e trasporto, mentre Mario Marchionna, Corporate Head of Technology Innovation di Saipem, ha ulteriormente confermato che l’idrogeno costituisce uno dei 4 pilastri strategici per l’azienda di San Donato Milanese insieme al gas naturale, alle rinnovabili e alla decarbonizzazione dei distretti industriali tramite CCS: “Siamo convinti che il metano possa avere un importante impatto immediato per ridurre le emissioni di CO2, ma anche che in futuro l’idrogeno sarà essere il suo naturale sostituto per una decarbonizzazione totale. Un punto di partenza potrebbe essere l’utilizzo in mix dei due gas, ed è proprio per approfondire questo aspetto che recentemente abbiamo definito un accordo di collaborazione con Snam”.

Sul fronte degli utilizzi finali, gli aspetti legati alla mobilità sono stati affrontati da Andrea Saccone di Toyota Italia, uno dei player dell’automotive che sta puntando con più decisione sull’H2: “Per noi auto elettrica e auto a fuel cell di idrogeno non sono antagoniste, ma complementari. Il problema, in Italia, è la carenza di un’infrastruttura per il rifornimento: al momento è attivo un solo distributore, anche se Eni e breve ne costruirà altri due. Ma serve maggiore spinta e supporto per aprire questo mercato”.

A livello europeo, con la definizione della strategia annunciata lo scorso luglio che si aggiunge a programmi di finanziamento già esistenti e relativi anche all’idrogeno, il sostegno adesso non manca. Quello che invece ancora è decisamente carente – ha messo in guardia Marcello Capra, Delegato SET Plan UE del Ministero dello Sviluppo Economico – è il quadro regolatorio: “Al momento non è possibile stoccare idrogeno nelle strutture nate per il metano, perchè non esiste una norma di riferimento. Le uniche disposizioni specifiche per l’idrogeno riguardano le stazioni di rifornimento a 700 bar, tutti gli altri aspetti sono ancora scoperti”.

C’è quindi molto lavoro da fare, in Italia come negli altri Paesi dell’UE che potranno muoversi nel solco della strategia definita da Bruxelles, mantenendo però un ampio grado di autonomia.

“La ‘strategy’ sull’idrogeno delineata dalla Commissione non è vaga, come qualcuno ha detto, è invece omnicomprensiva e consente ad ogni Stato membro di muoversi in libertà per definire una strategia nazionale che tenga conto della propria situazione energetica e delle peculiari caratteristiche del proprio sistema industriale, implementando così le misure più efficaci per favorire lo sviluppo di una filiera dell’H2” ha infatti spiegato Guido Bortoni, Senior Adviser DG Energy della Commissione Europea, intervenuto in diretta streaming da Bruxelles per svolgere le conclusioni del convegno.

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