La Francia in pressing su Bruxelles: “Anche l’idrogeno prodotto con energia nucleare deve essere considerato green”

La Francia sta facendo pressione su Bruxelles affinché la Commissione includa l’energia nucleare tra le fonti ammesse per la produzione di idrogeno verde, con i relativi benefici in termini di agevolazioni e finanziamenti.

Lo riferisce il sito di informazione Euractive, che pubblica una lettera firmata dalla ministra francese dell’Energia, Agnès Pannier-Runacher, in cui si esorta appunto la Commissione a considerare green l’idrogeno che fino ad oggi è stato definito ‘viola’, ovvero quello prodotto da elettrolisi alimentata da energia nucleare, fonte a cui la Francia fa storicamente massiccio affidamento.

Per la ministra, senza questo passaggio sarà molto difficile rispettare i target fissati dal programma REPowerEU, che prevede la produzione interna di 10 milioni di tonnellate di idrogeno entro il 2030 e l’importazione di 10 milioni di tonnellate da Paesi terzi.

Tutto idrogeno verde, ovvero prodotto utilizzando energia rinnovabile e, per di più, addizionale, ovvero generata con nuova capacità installata.

Data “l’assoluta priorità del prossimo decennio per l’idrogeno, […] l’unica questione importante è il contenuto di CO2 dell’idrogeno prodotto e non il vettore di produzione”, ha scritto Pannier-Runacher al Commissario europeo all’Energia Kadri Simson, aggiungendo che le attuali limitazioni potrebbero “mettere a rischio il raggiungimento dei nostri obiettivi comuni”.

Nella lettera pubblicata da Euractive, Pannier-Runacher ha poi ribadito che il principio dell’addizionalità non è adatto a Paesi che hanno un mix energetico già ampiamente decarbonizzato, come la Francia che raggiunge questo obbiettivo proprio grazie all’energia nucleare, e per cui sarebbe necessario, secondo la ministra, considerare la fornitura di elettricità dalla rete alla stregua delle forniture dirette di energia rinnovabile, ai fini della produzione di idrogeno verde.

Pannier-Runacher esprime inoltre alcune preoccupazioni rispetto ad un così largo ricorso all’importazione di H2 da fonti extra-europee, come previsto dal REPowerEU, poiché – è scritto nella missiva – lo sviluppo dell’idrogeno senza emissioni di carbonio dovrebbe essere “un’opportunità per rafforzare la nostra sovranità energetica: l’uso delle importazioni deve avvenire in condizioni di parità con la produzione europea”.

Una posizione, quella francese, che non trova molti sostenitori nel cluster industriale dell’H2. Almeno a giudicare dalle parole di Jorgo Chatzimarkakis, CEO dell’associazione di categoria Hydrogen Europe, che interpellato direttamente da Euractive ha dichiarato che “questa lettera è la prova che la Francia si sta muovendo da sola sul nucleare, ponendosi in una posizione isolata”.